In questo nuovo anno, compatibilmente con i vari impegni di altro genere (sono tanti e non danno tregua), continueremo a raccontare le Langhe, scrivendo della visita presso Roberto Conterno e la sua storica azienda langhetta, produttrice di quello che per molti è il più grande vino italiano, il barolo Monfortino (ma il Cascina Francia 2004 è ugualmente un capolavoro), parleremo dei barolo di Schiavenza, fedeli interpreti del rigore serralunghino, poi ci sposteremo a Barolo per raccontare l’eleganza dei cru di Brezza e infine andando verso Monchiero diremo della straordinaria complessità dei barolo di Mauro Mascarello, in particolare di quel gioiello che è il Monprivato. Naturalmente non possiamo non tornare a parlare degli amici Cavallotto, che man mano ci raccontano sempre di più con le varie annate di quel campione di eleganza-classe-potenza che è il Bricco Boschis Vigna San Giuseppe (ogni annata è più che meritevole di attenzione), senza trascurare l’eccentricità del Vignolo.
A presto, dunque, per questi nuovi racconti.
