
Terre di Vite Sabato 7 Novembre 2009
Anila Resuli
un ramo come un osso d’albero che si lacera
e si trattiene; volgi qui un po’ del tuo occhio
sorpreso del mio odore. sapessi quanto aspettare
richiede l’amore; sapessi come io, lunga, dal mio ventre
al tuo ginocchio mi sorprendo altra. piccola ma greve,
la fiamma s’incastra alla tua bocca e al tuo dente,
forte, diviene ancora.
*
qui parla e qui s’allontana la foglia: l’autunno
ci migra addosso come polline storpio che sgola
al mare. altra mano, la tua, a disegnare ciò che in corpo
ha vita sterile, ciò che denuda e che brucia
come un fiato scemato senza scendere in gola.
lì, si termina in uno; in un’unica testa con gambe
congiunte a fisarmonica; in un unico braccio
che incarna il possesso e più non si strappa.
così l’anima s’appresta a finire dentro la tua carne,
un pezzo alla volta, ancora ed ancora.
(da Petali vorticanti)
Testi sorprendenti, tersi e contemporaneamente in ombra, dal ritmo sostenuto e, nello stesso tempo, dissonante, capace di rivelare, in una controllata caduta di tono, l’architettura di pensiero che sorregge il canto: corpo e parola immersi in un costante, reciproco inseminarsi, dove è difficile distinguere qual è il medium che permette all’altro di rivelare qualcosa di sé: forse perché è la parola, che facendosi dettato formalmente significante, utilizza il corpo per rivelarne, per piccoli barbagli o sapienti e ben dissimulati inciampi, il profilo e il linguaggio più segreto, quello che la parola stessa è incapace di dire.
(F. Marotta)