
Terre di Vite- sabato 7 Novembre 2009
Federico Federici
profilo n. 1
pensa
che dura il giorno finché lo vedi
come si muove prima che solo
una luce resti sopra la traccia
in un calore da togliere il fiato
non è così che
si fa più breve dopo
già non sapendolo certo
o che ritorni, mentre col labbro
lì da un centimetro sopra
la polvere dire quel poco
che non ripete parola
né suono, fare un rumore
come se fosse più niente
ciò che si fa, il molto
che argina il tempo
profilo n. 3
segui
me dall’ombra, sino a che
ricresca in superficie
l’anima versatile col corpo
nella pelle vertebrata mise
prime ali
scuotersi nell’aria dopo i fili
i tendini dal corpo, l’arto agile
alla luce dove stare lì nei vivi
movimenti di un Aprile, sopra
ciò che è già scomparso
(da Profilo minore)
I profili sono la realtà vista di lato, una prospettiva – tra le tante – della sua conoscenza. Il catalogo e la loro numerazione (l’aggettivo minore del titolo tende a ridimensionare il metodo e a riconoscerne la parzialità) non sono altro che un tentativo di scavare tra le forme e la sostanza del mondo, inventariandole, approfondire il reale e cercare di darne un criterio secondo coordinate spazio-temporali, a loro volta soggette ad un arbitrio non insindacabile. [...] Federici assembla e smembra, secondo una dialettica gabbia-infrazione, un dissidio interno alla struttura, adottando un andamento franto (e fratto) del ritmo che piega la cantabilità ai fini di una vagheggiata misura architettonica-organica: l’intero si costituisce per frammenti, ma è sfuggente. Privilegiare le parti anziché il tutto è una necessità più che una scelta. L’autore insegue un metodo più che la loda, un’indagine sulla conoscenza, sul nostro modo (incompleto) di intendere il reale.
(L. Metropoli)