Racconto di una serata tra i calici: il barolo 2004 e Franco Ziliani.

Quando è Franco Ziliani a selezionare i vini, l’enoappassionato sa cosa si accinge ad assaporare. Chi cerca vini ammiccanti, ruffiani, accomodanti e, pertanto, privi di spina dorsale ha sbagliato serata. Chi ha voglia di esplorare e approfondire il mondo vinicolo, addentrarsi nella sua storia millenaria seguendone il profilo, conoscere i suoi interpreti più fedeli, percorrere la sua geografia, è sulla strada giusta.

Tra l’AIS di Modena e Franco Ziliani c’è sintonia: è una questione di fiducia reciproca. L’ideatore dell’evento del 26 febbraio al Modena Golf è lui, Ziliani, e se i vini non piacciono è sua responsabilità. Chiaro fin da subito il relatore della serata. La degustazione guidata di otto Barolo, attraverso sei Comuni della denominazione, è un viaggio culturale, scevro di sterili tecnicismi, di fredde soporifere esposizioni.

Ziliani narra il barolo come la storia di un incontro personale e non si può restare freddi dinanzi al racconto di un innamoramento. Ma il nostro Virgilio avverte: i vini sono giovani, bisogna prenderli come bambini in fasce, creature in divenire. Gli otto vini selezionati sono frutto di interpretazioni tradizionali, vinificazioni che cercano di restituire intatto l’animo del nobile langarolo. Ziliani ci concede un unico prodotto fuori dal coro, un solo barolo che veda la barrique. Gli altri sono tutti figli di botti grandi.

Degli otto uno è di un’annata precedente, un 2003: sarà l’ultimo ad essere degustato ed è facile intuire il perché. Il 2004, millesimo in degustazione, è stato straordinario nelle Langhe, con un andamento climatico regolare, senza eccessi, un’annata classica, con vini destinati al lungo invecchiamento e in genere meno espressivi e più difficili da comprendere da giovani, ma non ci perdiamo d’animo e cerchiamo di capirli, certi che non possono non regalarci qualche felice sorpresa già ora..

Pertanto abbiamo già i vini nel bicchiere da diversi minuti, per permettere loro di ossigenarsi e aprirsi per quanto possibile (in alcuni casi i vini avevano poco più di 20 giorni di bottiglia).

Si parte da Verduno, piccolo comune della denominazione, in area più prossima alle montagne, con un territorio che maggiormente si espone alle escursioni termiche (Verduno rientra, inoltre, in una piccolissima, ma nobile, DOC: il Verduno Pelaverga, a base di uva pelaverga piccolo). Il vino è il Barolo Acclivi 2004 di Burlotto, piuttosto immediato nei profumi, uno di quei vini che si potrebbero definire più “facili” (ma stiamo pur sempre parlando di Barolo). Il naso non mi convince troppo e resterò di tale avviso a serata conclusa: frutto troppo in primo piano senza lasciare spazio ad un corredo aromatico più avvincente, vino poco tridimensionale anche in bocca (vigne giovani, puntualizza Ziliani), ma lo è in confronto agli altri 7, beninteso, perché il vino di per sé resta un buon prodotto.

Da Verduno ci spostiamo a La Morra, il Comune che forse più degli altri si è aperto alle mode e alle novità. Già normalmente i vini prodotti sui suoi terreni sono più immediati e meno tannici. Nel caso del nostro campione in degustazione ci si trova anche alle prese con un liquido affinato in barrique: il Barolo Torriglione 2004 di Gagliasso. Ziliani ci ricorda che questo è l’unico caso, nella denominazione, di barolo prodotto da uve provenienti esclusivamente dal territorio di Torriglione in La Morra. Per l’affinamento in legno piccolo, è il vino che mostra il naso più pronto, spaziando tra menta e tabacco dolce, profumi in verità allotri. In bocca è strutturato, potente, occhieggiando quasi ai barolo di Monforte e si mostra più profondo, sebbene sconti ancora troppo le note legnose.

Il terzo incontro è con un vino che non mi lascia indifferente e che amo molto: il Barolo Bricco Boschis 2004 di Cavallotto. Siamo a Castiglione Falletto, piccolo centro nel cuore della DOCG, nel territorio che dà forse il più equilibrato dei Barolo. E il vino, difatti, è splendido, nonostante la giovinezza (tutti i vini degustati mostrano un rosso rubino più o meno brillante con riflessi violacei, indice della non ancora raggiunta “maggiore età”, con la sola eccezione del 2003, che esibisce un colore più maturo e, per certi versi, più stanco). Il naso è intrigante, molto pulito, ma con evidenti matrici terrose e di sottobosco che gli conferiscono spessore, profondità, ricchezza: la viola è riconoscibile, con a corredo qualche tocco di rosa. In bocca te lo aspetti vivo, misterioso, deciso: ed è così, la rispondenza gusto-olfattiva è da manuale, il tannino fitto in dialogo serrato con l’acidità, senza tuttavia scomporsi. Il tutto è tenuto insieme da una stoffa vellutata, da un equilibrio superiore, una sapidità che porta il liquido a percorrere regalmente la lingua, senza mai smettere di imporsi al palato, con una persistenza da maratoneta e un’ampiezza avvolgente: giovane, sì, ma lascia intravedere tutto il suo potenziale e già ora entusiasma (e dire che era stato imbottigliato pochi giorni prima!).

Dopo Cavallotto per me diventa difficile, sebbene gli altri 5 vini che mancano all’assaggio non siano certo di second’ordine.

Passiamo per Monforte d’Alba, terra di barolo longevi e strutturati, con il Vigna Chiniera 2004 di Elio Grasso, non il primo vino aziendale, ma forse il suo più tradizionale. Tra gli otto assaggiati è quello che più di tutti sconta la giovinezza: poco preciso al naso e scomposto al palato, con l’acidità che si scinde dal tannino per una seconda parte della lingua piuttosto squilibrata. Ma ne siamo convinti: è solo questione di tempo…

Ci attende un tris di barolo di Serralunga d’Alba, territorio celebre per alcuni cru e vini dalla vita… eterna. I barolo di Serralunga in genere sono i più lenti a concedersi, quelli che necessitano di tempi di maturazione piuttosto lunghi. Meno eleganti di quelli di Castiglione Falletto, ma straordinariamente longevi, potenti. Il primo dei tre è il Barolo Serralunga 2004 di Giovanni Rosso, che si presenta con un naso che scava in profondità, partendo dalla prugna fino a giungere a liquirizia e ricordi minerali. In bocca è molto lungo, ma ancora nervoso e con tannino ben vivo. La stoffa è di indubbio valore, necessita solo di qualche tempo per assestarsi.

Molto più avanti nella maturazione è sembrato il Barolo Baudana 2004 di Luigi Baudana: naso elegantissimo e caldo, sensazioni che non si discostano dal precedente, ma con un margine di precisione maggiore e una definizione entusiasmante. Il tannino è levigato, il vino scivola con un passo felpato e un’armonia che già il naso prediceva. La struttura è ampia e il vino presidia il palato senza cedere un istante. Incanta l’equilibrio, nonostante sia un giovane campione di Serralunga. Immediatamente dopo il Bricco Boschis nella lista delle mie preferenze.

Più contratto è parso il Barolo Arione 2004 di Gigi Rosso, un vino imponente, con naso incredibilmente mediterraneo, note di olive nere, cenni di liquirizia, terra, piuttosto caldo, ma non per questo poco elegante. Il tannino non è aggressivo e il frutto è succoso, ma al momento il vino è meno ampio e in attesa di farsi.

L’unico 2003 in degustazione è un vino del comune di Barolo, il Bricco di Sarmassa di Brezza. Già al colore, come scrivevo, esibisce toni più maturi, virando leggermente verso l’aranciato. Non è un vino da conservare molti anni in cantina, a differenza dei precedenti. In effetti è da bere oggi: il naso esprime lo sviluppo più avanzato, già intuibile dal colore, con note più calde e dolci, un frutto molto maturo. Per essere un 2003 non è affatto sgraziato e molle, anzi, trattasi decisamente di un buon vino, tuttavia in bocca manca di quella profondità che caratterizza gli altri sette campioni, risultando meno lungo e complesso al palato.

Dal momento che i vini selezionati da Ziliani non costano una fortuna come alcuni altri della denominazione, consigliamo di comprarne e di custodirli in cantina, per stapparli tra alcuni anni: almeno un paio di essi potrebbero regalare straordinarie sorprese…

L.M.

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Published in: on 01/03/2008 at 3:10 pm  Lascia un commento  

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