L’angolo di Kiwi – Mini verticale Ripe del Falco

kiwi_17.jpg 

Si apre ufficialmente l’angolo di Kiwi, rubrica condotta dal nostro curioso pennuto neozelandese, che si prodiga in assaggi in giro per l’Italia. Nel caso in cui vi capitasse di scorgerlo in una sala, siate pronti a nascondere le vostre bottiglie.

Questa volta il nostro uccello Kiwi è stato ad una mini verticale del Cirò Classico Superiore Riserva Ripe del FalcoIppolito, tenutasi a Napoli, presso l’enoteca DivinoInVigna (il nome è intonato all’associazione, non vi pare?), come Enolaboratorio per l’AIS di Napoli. Qui di seguito leggiamo le sue serie riflessioni sulla serata e sui quattro vini degustati.

Non si accettano valutazioni in punteggi, né in pennuti avvinazzati.

Buona lettura e buone note!

   

1987:

è, sulle prime, il più brillante tra i 4 campioni in degustazione: evoluto, in una parabola che lo condurrà ad una lunga, splendida vecchiaia. Colore dal fascino decadente, granato non molto compatto, evidenzia un corpo sottile e solo apparentemente esile. Al naso vive su note terziarie, appena accarezzate da un frutto ancora vivo: visciola, amarena, che lasciano spazio ad una predominante liquirizia. In bocca è inaspettatamente il più fresco e vibrante, complesso, non presenta alcol sopra le righe, sorprendendo per reattività, con un tannino ancora indomito. Lungo e asciutto. Cala dopo qualche tempo nel bicchiere.

1988:

è il più taciturno e il più restio ad esprimersi. In tutte le caratteristiche rispecchia l’87, ma è decisamente meno brillante e reattivo, più spento ai profumi e con un tannino troppo sopra le righe. Si spegne troppo presto. Verosimilmente non avrà molto altro da dire: il tempo lo ha cristallizzato in una scorbutica mutezza che resterà tale.

1989:

è il primo campione realizzato con un processo di fermentazione a temperatura controllata. Colore evoluto che lo apparenta all’88 e all’87. Estratti bassi, come i campioni precedenti. Al naso si esprime con intensità e finezza: idrocarburi e liquirizia, con tocchi di cuoio e un frutto ancora accennato (nonostante i 18 anni compiuti). In bocca è il più rilassato e definito. È, tra i 4, il preferito del dott. Vincenzo Ippolito. Resiste bene nel bicchiere.

1991:

una delle due bottiglie denuncia vistosi problemi di riduzione. Anche l’altra tuttavia divide la sala. Il colore è più fitto e gli estratti sono maggiori. È diverso da tutti gli altri. Vincenzo Ippolito non parla di cambio di stile, ma affidandosi alla memoria ipotizza, nel taglio, una percentuale maggiore di legno. Il vino impiega molto più tempo ad aprirsi: all’olfatto è scomposto sulle prime, per poi trovare una sua definizione in un frutto maturo ed eleganti toni terziari. La bocca però riesce solo in parte a comunicare un’avvenuta fusione tra le parti. Potrebbe evolvere ancora…

  

Kiwi Kiwi, il pennuto avvinazzato

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Published in: on 11/03/2008 at 2:32 pm  Comments (5)  

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5 commentiLascia un commento

  1. Sapere di aver condiviso bocce, calici e vino con un pennuto (tra l’altro neozelandese) fa un certo effetto. Mi sa che a breve, brevissimo, lo incontrerò di nuovo: mi procurerò una gabbietta per farlo stare più comodo.

  2. Ciao Mauro!
    Non sapevo di questo tuo nuovo spazio che ho subito linkato.
    Domani il Kiwi si intrufolerà di nuovo tra i tavoli dell’enoteca DiVinoInVigna 🙂

    eh, pinot, mio pinot…

  3. Non ho mai avuto l’occasione di assaggiare questo splendido Cirò, mi piace molto il tuo sito ma credo che il top sia l’espressione “…il tempo lo ha cristallizzato in una scorbutica mutezza che resterà tale.” Fantastica!!
    Mia moglie ed io abbiamo creato un blog se vuoi venirci a trovare sei il benvenuto.
    A presto,wine indulgence.

  4. Ho fatto visita al vostro blog. Buon lavoro e buone degustazioni 🙂

  5. Un kiwi al giorno per mantenerci in salute…

    Si dovrà modificare il famoso detto : Non più “una mela al giorno toglie il medico di torno” ma adesso si dovrà dire “ un Kiwi al giorno toglie il medico di torno”. Si:per prevenire i problemi di salute basterà introdurre ,quotidianamente…..


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