Acqua storta – L. R. Carrino

Acqua Storta di L.R. Carrino

di Eliselle  

Acqua Storta, Giovanni e Salvatore, Mariasole, camorra, una storia d’amore. Basterebbero dieci parole per rendere omaggio al romanzo di Luigi Romolo Carrino, una piccola perla nel panorama a volte piatto e ripetitivo della letteratura contemporanea. Una vicenda raccontata senza compiacimento né sentimentalismo, nuda e cruda, priva di retorica e di superfluo. Quasi una tragedia shakespeariana calata nella Napoli di oggi, quella in mano al Sistema descritto da Saviano in Gomorra, quella gestita dalle famiglie d’onore e monopolizzata dai traffici illeciti. Giovanni e Salvatore sono come Giulietta e Romeo, devono amarsi e sopravvivere in un ambiente duro e macho, che rigetta “il diverso” e che elimina chi va “contro” la sua logica. Giovanni è figlio del boss Acqua Storta, che semina morte ma legge la Bibbia. Salvatore lavora per il suo clan e si occupa degli stipendi. Il loro incontro è fatale. In pagine di vera emozione, in un montaggio cinematografico che ricorda Pulp Fiction, Memento e Irréversible, con uno stile che non si abbandona alla tentazione di sedurre il lettore ma che taglia, netto e preciso, come una lama, Carrino confeziona un romanzo d’esordio che prende dalla prima all’ultima pagina. E ti lascia in bocca l’amaro della rabbia. E ti lascia il ricordo di un amore tenero e appassionato, totalizzante.

L’abbinamento emozionale: Acqua Storta & Falanghina Sant’Agata de’ Goti DOC 2006 – Mustilli

di Luigi Metropoli 

Territorialità e diversità. Queste le motivazioni che hanno indotto Divino Scrivere a selezionare la celebre Falanghina di Mustilli. La Campania dalle mille contraddizioni è anche una terra di scelte controcorrente e di grandi sorprese. La diversità di Giovanni e Salvatore, cui Carrino dà voce, è «l’anello che non tiene» di un sistema che si presume invincibile, ma che può avere crepe. E la strada è l’amore, un amore gay che desta scandalo in un’organizzazione malavitosa che elegge a principio universale l’onorabilità della famiglia, per la conservazione della quale è disposta a fare qualsiasi cosa.La falanghina di Mustilli proviene da un territorio che storicamente è legato alla vite, pressoché da sempre, dalla nascita della civiltà in quei luoghi. Con il secondo dopoguerra, però, le colture storiche della regione rischiano l’oblio, per quella legge del profitto che andava a preferire uve più facili da coltivare e più produttive, per un consumo che badasse alla quantità anziché alla qualità. Quasi tutti si adagiarono, tranne una piccola pattuglia di ostinati difensori della propria terra, ognuno con le proprie viti e tradizioni da salvare (i vari Mastroberardino, D’Ambra, Grotta del Sole…). Mustilli, tra questi. Lo storico produttore a metà anni ’70 caparbiamente sperimentò una vinificazione in purezza dalle poche uve falanghina rimaste. All’epoca scegliere l’autoctono significava andare controcorrente. Pertanto la falanghina è un inno alla diversità: antagonista all’omologazione. Se oggi in tutt’Italia si beve questo bel bianco, portavoce del vino campano di qualità, è merito della famiglia Mustilli. Vino femmineo, delicato e mediterraneo allo stesso tempo, accompagnamento ideale di un incontro d’amore.

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Published in: on 19/03/2008 at 4:11 pm  Lascia un commento  

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