Tour nelle Langhe: alla ricerca delle radici del bere III

Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.

C’è una terra che tace
e non è terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.

E’ una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E’ una terra cattiva –
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.

Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.

 

 

 

(Cesare Pavese, La terra e la morte, 1945-46)

 

 

 

L’azienda Gigi Rosso. I Catari di Monforte. La complessità del barolo Arione 2004.

 

 

Sono passate le 18 e siamo già in ritardo per l’appuntamento con Maurizio Rosso della cantina Gigi Rosso. Scendiamo dal Bricco Boschis e la pioggia non intende abbandonarci. Sulla strada che da Alba porta a Barolo, sempre nel comune di Castiglione Falletto, sulla nostra destra, dopo poco, troviamo l’azienda.

Ci riceve la collaboratrice di Maurizio, Danielle, che avevamo già conosciuto al Vinitaly. Prima che lei ci conduca a visitare la cantina salutiamo Maurizio, ancora impegnato con alcuni clienti: «Allora, come va? Avete bevuto tutti i vini di Cavallotto?», ci accoglie sorridendo. Lo lasciamo momentaneamente ai suoi impegni e ci affidiamo a Danielle che ci fa da guida. Le botti grandi (dove riposa il nebbiolo da barolo, quello che diventerà Castelletto e Arione) non fanno più notizia (del resto il nostro tour nasce sulla spinta di assaggi di grandi barolo della tradizione): ve ne sono altre di diverse capacità, anche barrique per la barbera. Pur restando un’azienda di non grandi dimensioni, la produzione annua di bottiglie non è bassissima, mantenendosi pur sempre a ridosso delle 230.000. In un lungo corridoio della cantina è possibile vedere vecchi aratri ed altri utensili del vecchio mondo contadino. Di fianco, un piccolo storico, con bottiglie di barolo delle annate migliori. Ciò che colpisce dell’azienda Gigi Rosso è la sapienza nel coniugare la tradizione – incarnata non solo dal piccolo museo, ma anche dallo stile di vinificazione per il barolo – al marketing: infatti lo spazio riservato ai vecchi attrezzi rientra in una piccola, deliziosa, offerta turistica (l’azienda inoltre aggiorna le news con gli eventi, informazioni riguardanti i loro vini, in triplice lingua) impreziosita dal grosso bancone per gli assaggi in stile americano, pensato anche per visite di gruppo. Infatti la cantina, pur avendo in Gigi Rosso la figura di riferimento, ha trovato nel di lui figlio Maurizio un prosieguo intelligente. Quest’ultimo ha fatto sicuramente tesoro della propria esperienza di vita e curiosità intellettuale (la moglie è americana e lui stesso è laureato in lingue e letterature straniere, con studi effettuati anche in California), messe a disposizione dell’azienda di famiglia.

Danielle ci porta al bancone per la degustazione, dove osserviamo incuriositi una singolare bottiglia di aceto di barolo, frutto della creatività di Claudio, fratello di Maurizio. Cominciamo però i nostri assaggi dal Roero Arneis 2007, proveniente da vigne sabbiose in Monteu Roero. Colore paglierino scarico, e naso floreale, in primis ginestra. In bocca è fresco, rivelando un discreto nerbo acido che è naturale corredo del vitigno, con ritorni minerali e vagamente vegetali. La buona freschezza lo farebbe apprezzare con piccoli antipasti, magari non caldi (penso a vitello tonnato o carne cruda, per restare in Piemonte), mentre la buona mineralità lo accompagnerebbe bene a pesci di acqua dolce. A questo punto Maurizio si libera e ci invita nel suo studio (che all’occorrenza è anche sala per degustazione).

Nel frattempo abbiamo già nel bicchiere un Barbaresco Riserva 2003, figlio di un’annata calda e si sente (il Vigneto Viglino nasce a Treiso, in località Giacosa). La finezza classica di questa DOCG  scema inevitabilmente di fronte alla spinta maturità di frutto dell’annata. Del resto era prevedibile. Anche in bocca c’è qualche incoerenza: i tannini sono serrati. Non è il tipo di vino che amo, ma credo che non si poteva fare di più con la 2003 (già precedentemente mi ero trovato di fronte ad altri campioni di quest’annata che avevano un frutto piuttosto cotto, minando l’eleganza dei barbaresco).

Tuttavia Maurizio si rifà subito, presentandoci i due barolo 2004, di cui non si può dire che bene. Nel frattempo il nostro ospite si alza e torna con due libri in mano. Uno ha un titolo affascinante: Il castello dei Càtari. Maurizio spiega che si tratta di una vicenda storica che lui ha romanzato: riguarda un episodio di eresia catara avutosi in quel di Monforte intorno ai primi due decenni dell’anno mille. Non sapevo che Maurizio fosse anche narratore: ciò mi desta sorpresa e curiosità. Fortunatamente il libro nasce dal piglio dello storico e non dalle poco verosimili fantasie alla Dan Brown. Il romanzo è una ricostruzione di quei fatti tramite la fede documentale (e investigativa) di Hans, un fittizio studioso di storia medievale di Colonia, aiutato da don Angelo, un colto prete di Monforte (la coppia, l’ambientazione, il clima medievale ricordano vagamente i due protagonisti de Il nome della rosa, ma evidentemente l’intenzione dell’autore è un’altra).

I fumi dell’alcool non ci annebbiano del tutto la mente, per cui ben volentieri ascolto ciò che Maurizio mi dice a proposito di questo libro e delle sue personali ricerche circa questo «probabile primo episodio di persecuzione di un’eresia nel medioevo». Alla fine mi regala il libro che leggerò in seguito, trovandolo, di fatto, interessante.

I due barolo non sono più prosaici della letteratura, anzi raccontano il loro territorio con una definizione filologica encomiabile. Le differenze, infatti, tra il Castelletto e l’Arione sono lampanti, nonostante la vinificazione tradizionale li accomuni. Il primo nasce da vigne situate a Monforte, 5 ettari del Söri Castelletto esposizione sud-est a circa 300 mt s.l.m., non distanti dalla località Perno. Il colore è quello classico del barolo, granato compatto con ancora un che di rubino (indice di una certa gioventù), non molto carico, bello, limpido. Al naso risulta ancora austero, quasi severo, con tracce di grafite, accenni di fumo, sottobosco subito in evidenza: è profondo e terroso, senza tuttavia rinunciare a un tocco di rosa, lampone, un frutto rosso intrigante, una balsamicità che ricorda vagamente la menta e la liquirizia, con refoli minerali che si declinano in sensazioni salmastre. È ancora nel suo farsi e occorre aspettarlo. In bocca, pur evidenziando un tannino ancora teso e un’acidità vibrante, è accogliente, caldo, con sorso molto coerente fino ad un bel finale. Ciò che emerge al momento è l’architettura del vino, lo scheletro solido e tenace, il tannino irrequieto, in attesa che il frutto si integri perfettamente con esso. È solo questione di tempo, dunque. Per la sua tenacia, sarebbe opportuno ora berlo su selvaggina da piuma, meglio se allo spiedo.

In stato di grazia è invece già il barolo Arione 2004, dall’omonima località (4 ettari vitati) in quel di Serralunga d’Alba. Già le splendide vesti granato intenso dicono della ricchezza di materia che ci aspetta. Il naso vive un’intima scissione tra la classica, sottile, grazia e un’esuberante generosità. Dietro la terrosità e l’accenno di grafite c’è un polposo frutto, che vira verso la prugna, poi macchia mediterranea (ritorna la sensazione, già avuta in un precedente assaggio, di olive nere), cacao e una complessità di sfumature che virano verso le erbe aromatiche, poi la liquirizia. Ha una capacità a concedersi quasi disarmante per un campione di Serralunga. In bocca il corpo è ricco e pieno, senza tentennamenti: il tannino non graffia e l’acidità non erode, grazie ad un avvolgente calore che fa da tessuto connettivo. Tutto si tiene. Il vino ha una notevole persistenza. Tanta ricchezza e generosità chiede un piatto altrettanto complesso, come un brasato, arricchito da una salsa ai funghi.

Fuori, nella cassetta delle lettere, ha costruito il suo nido un uccellino. Il cinguettio dei piccoli affamati richiama la madre, ma finché noi siamo lì, lei non si avvicinerà, per cui è meglio allontanarci…

 

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Published in: on 13/06/2008 at 10:26 am  Comments (1)  

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  1. A PROPOSITO DI QUANTO APPENA LETTO SEGNALO QUESTA INIZIATIVA FIORENTINA

    SORSI DI ..VERSI E MUSICA
    IL POETA DI VINO

    Nel centro di Firenze a due passi dalla stazione centrale , Sabato 22 novembre ,nei locali del caratteristico centro socio culturale del Fuligno ,in via Faenza 52 verrà presentato un gustosissimo evento.
    I poeti dell’associazione culturale ACCADEMIA VITTORIO ALFIERI si esibiranno in un brillante spettacolo di poesia e musica .
    IL POETA DI…VINO
    sorsi di… versi ,musica e vino
    …il piacere della lettura,la delizia dell’ascolto, la soddisfazione del palato!
    intermezzi musicali di MASSIMO PINZUTI saranno eseguiti brani musicali della tradizione popolare e canti da osteria alternati da letture di poesia a tema, sul vino di autori di tutti i tempi

    seguirà una degustazione di vini ,offerti dagli autori presenti all’incontro
    il tutto ad ingresso libero e gratuito


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