Premessa necessaria. Dalle Langhe al Senese.

Il tour nelle Langhe in maggio ha rappresentato per Divino Scrivere l’apice della soddisfazione enologica. Pur in pochi giorni siamo riusciti a far visita ad alcune tra le cantine più prestigiose del territorio. Ci siamo soffermati a Barolo e Castiglione Falletto (manca all’appello il racconto delle degustazioni presso la cantina Monchiero, settimo e ultimo appuntamento, e il nostro resoconto sarà completo: molto preso online), con una piccolissima, prima puntata ai piedi di Serralunga, dove abbiam fatto visita a Cappellano. Era una necessità e abbiamo cercato di renderla virtù: due comuni per avere una panoramica, un’idea iniziale del lavoro svolto da importanti viticoltori/vinificatori langaroli.

Una toccata e fuga a Barbaresco, in occasione del “Barbaresco a tavola”, dove abbiamo assaggiato diverse esecuzioni del 2005 (non del tutto convincente l’annata, con un più compiuto equilibrio per quel che riguarda il comune di Barbaresco, un tannino spesso ruvido e un’acidità fuori registro per i vini di Neive e una certa magrezza in quelli di Treiso: queste le note generali).

Presto speriamo di ritornare nelle Langhe, magari facendo tappa presso altre importanti aziende di altri comuni e darvene conto: Monforte, Serralunga, Alba…

Per il momento siamo contenti così (e speriamo che abbiamo destato curiosità anche in voi lettori).

Più sofferto è stato il viaggio in Toscana nella prima parte di agosto, tra delusioni, perplessità e poche conferme. A Montepulciano il silenzio mediatico relativo alle indagini in corso sul Nobile è frutto unicamente di una minore visibilità del vino in questione rispetto al cugino Brunello, ma i problemi sono sostanzialmente gli stessi che a Montalcino, frode in commercio, sebbene qui le accuse siano solo in parte simili: taglio del sangiovese con vitigni provenienti da vigne non poliziane. Resta inoltre il problema di un disciplinare piuttosto blando, o diciamo così “a maglie larghe”, come più o meno accade nel chiantigiano.

Bere un Nobile che sia nobile non solo di nome è impresa ardua e occorre rifugiarsi presso i soliti noti. Di pregevole fattura, esemplarmente territoriali e paradigmatici della tradizione, quelli di Susanna Crociani (con in particolare una riserva 2004 sugli scudi) e con una finezza di tratto e definizione quelli di Caterina Dei (ottimi 2004 e 2005, con un Rosso 2006 in gran spolvero). Ad entrambe (è un caso che siano due donne a mandare avanti l’azienda?) abbiamo fatto visita e ne parleremo diffusamente nei prossimi resoconti di viaggio. In particolare sui vini di Susanna avremo molto da scrivere, visto che è presso di lei che abbiamo soggiornato (e non per caso). Non mancano aziende qualificate, ma molte altre producono vini che lasciano piuttosto perplessi e confusi: speriamo di farvi visita un giorno e trovarvi una maggiore definizione, e non scimmiottature di altre tipologie in voga nella Toscana. Di alcuni assaggiati è meglio tacere (e in tal caso abbiamo ritenuto inopportuno far visita ad un’azienda il cui vino ci è sembrato “non conforme” alle caratteristiche di un Nobile). Una visita in una qualsiasi enoteca della zona può raccontare di quali vini in genere “spingono” i tenutari e di quali tipologie sono in cerca i turisti.

Un paio di giorni a Montalcino, inoltre, danno l’idea di quale grande lunapark sia il borgo ilcinese, di quale business sia protagonista, in cui purtroppo diventa realtà la celebre frase che riporta in Vino al vino Mario Soldati, sussurrata con indignazione da don Vicienzo Triunfo, titolare di una vecchia mescita a Riviera di Chiaia: “de’ vini so rimaste sulo ‘e nomme”. Sono stati bravi gli investitori (non-ilcinesi) a far fruttare i propri interessi, grazie ad un marketing a cui troppo spesso non fa seguito una commisurata qualità del prodotto. Molti pronti ad ostentare un vino a cui si conferisce una storia ultracentenaria (ed invece parliamo di un’area liberatasi della mezzadria solo negli anni ’60), un vino che infine è semplicisticamente e aprioristicamente presentato come il migliore d’Italia e forse del mondo (e bisogna allora che si capisca di quale Brunello stiamo parlando, di quali produttori, di quale stile verosimile). Molti pronti a farti pagare cifre spropositate per degustare 25 cl di vino. Va bene: alcuni di questi vini costano uno sproposito e non è il caso che si aprano bottiglie per vanità, ma si potrebbe ugualmente preferire di non accettare visite per degustazioni, anziché speculare fino all’ultima risorsa del territorio. Si avverte talora un’arroganza e una superbia persino nell’aria.

Queste precisazioni ci sembrano doverose e necessarie. Detto ciò, resta il godimento di alcuni vini notevoli e conversazioni da tramandare: Francesco Leanza del Podere Salicutti ci ha concesso una lunga chiacchierata ricca di spunti e ci ha fatto assaggiare diverse annate di Brunello (quello destinato alla riserva 2004 è davvero di gran classe); l’incontro con Soldera è un privilegio di cui ci ricorderemo molto a lungo, così come ci ricorderemo a lungo dei suoi Brunello, tra i vini più buoni mai assaggiati nella nostra vita (potremmo senza forzature inserirli in una terna ideale, insomma, mai fuori dal podio); infine l’incontro con Piero Palmucci, questo condotto in uno stile piuttosto “turistico”. Di questi tre incontri parleremo nei prossimi articoli, a seguito dei due sulle visite a Montepulciano.

A prestissimo, dunque, con importanti aggiornamenti!

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Published in: on 03/09/2008 at 2:07 pm  Lascia un commento  

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