Under the Tuscan Sun: sulle tracce del vero sangiovese – II

A Martiena, nelle cantine di Maria Caterina Dei.

 

Come abbiamo ricordato nell’articolo, durante il nostro tour toscano, abbiamo dedicato alle cantine poliziane solo due appuntamenti, per motivi già espressi altrove.

L’infallibilità è tema non pertinente in fatto di vino, di gusto, di giudizio. Perciò le nostre scelte riguardano il nostro modo di leggere e gustare il vino, che potrebbero non essere in egual modo condivise da altri degustatori. Tuttavia, lungi dal ritenere oggettive e insindacabili le sensazioni da noi avute, sappiamo bene dove si inserisce il nostro giudizio e di cosa si sostanzia. In Toscana abbiamo cercato in due delle più importanti tipologie della regione (Brunello e Nobile di Montepulciano) i caratteri fondamentali del sangiovese, quei tratti più prossimi ad una naturalezza espressiva e in linea con il territorio di provenienza. Un caso ha voluto che le due cantine poliziane da noi visitate siano condotte da donne. Tal cosa ci fa enormemente piacere, perché spesso, quando è una donna ad avere le redini di un’azienda, riesce ad infondere in essa un bonus di passione e determinazione che va molto al di là della media dei suoi colleghi uomini.

La cantina Dei, in località Martiena, è circondata da boschi, in una tenuta bellissima ad alcuni km lontani dal centro di Montepulciano. Anche la strada per arrivarci è di campagna e a tratti è sterrata, quasi a rendere più suggestivo il luogo. Poi si raggiunge una bella villa tra il verde degli alberi, dove ha sede l’azienda. Sono ben 38 gli ettari vitati di proprietà (in parte proprio in località Martiena), di cui 31 iscritti a Nobile. Anche l’azienda Dei conduce un agriturismo che sorge sui resti di un casale cinquecentesco. Lo stile non manca certo ai giardini della tenuta, così come alla splendida proprietà di famiglia. Maria Caterina Dei, titolare dell’azienda, è del resto una donna che nutre passioni artistiche, avendo studiato musica (suona il piano ed è cantante, tra l’altro con una voce dai toni caldi e profondi: basta sbirciare il sito aziendale per scoprirlo o ascoltare l’album che ha inciso). Nonostante questa sintonia con noi di Divino Scrivere, all’assaggio saranno esclusivamente i vini ad esprimersi.

Come Maria Caterina ci ha raccontato, l’avventura vitivinicola comincia quasi per caso (l’attività di famiglia è un’altra), avendo a disposizione vigne e ampi spazi in area vocata, a circa 300 mt s.l.m.: terreni poveri, come si confà alla vite, con scheletro fossile di calcare, prevalentemente tufaceo, a medio impasto nell’area di Martiena, e con una percentuale di sabbia appena maggiore in località Bossona, da dove proviene la riserva. Per la gestione della cantina ci si affida all’enologo Nicolò D’Afflitto, operante nella nota (e discussa, ultimamente) azienda dei marchesi dei Frescobaldi. Evidentemente, però, in questo caso D’Afflitto lavora con tocco leggero e senza forzature, stando a quanto ci suggeriscono i vini Dei.

La cantina, pulitissima e curata nei minimi dettagli è al momento in un grosso edificio sul livello della strada, ma sono già in atto lavori per ricavarne una sotterranea. Ne attraversiamo una parte, dove sostano barrique, usate e nuove, per poi andare nell’area che ospita le grandi botti di rovere di Slavonia, passando per i tonneaux da 7,5 ettolitri. Le barrique sono destinate all’affinamento di un vino IGT dal taglio internazionale, il Santa Catharina, da uve sangiovese, syrah, cabernet sauvignon in parti uguali e un saldo di petit verdot. Tuttavia Maria Caterina ha eletto la botte grande a strumento di affinamento più opportuno per il prugnolo gentile destinato a Nobile (solo una parte destinata alla Riserva, proveniente dalle vigne di Bossona, sosta in tonneaux da 7,5 hl).

Dopo la visita in cantina ci accomodiamo nella sala degustazione.

Partiamo dal Rosso di Montepulciano 2006, 3 mesi di sosta in rovere di Slavonia e 3 in bottiglia, dopo una fermentazione a temperatura controllata in acciaio e una macerazione di poco superiore ai 10 giorni. Evidentemente il 2006 ha dato ottimi risultati in quella zona: di un bel rosso rubino limpido, non eccessivamente concentrato, il bicchiere sciorina un naso pulitissimo, prevalentemente fruttato, con una bella marasca e amarena in evidenza, senza rinunciare ad una certa profondità terziaria. Ha un tono quasi mediterraneo nel tocco di erbe aromatiche e un bonus di balsamicità. Il tenore alcolico è di 14% ma sul palato scorre via senza mostrarli, anzi rilascia una certa freschezza e gode di una gran facilità di beva. Elegante, di media complessità, piacevole ma non ruffiano. Decisamente un bel vino, di quelli da bere a tavola costantemente e a tutto pasto, dai primi ai secondi non troppo impegnativi. Inoltre il rapporto qualità-prezzo è da applausi.

A seguire c’è il Nobile di Montepulciano 2005. Macerazione più lunga, che si spinge fino a 20 giorni, e a seguire sosta di 24 mesi in botte grande e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Il naso ricalca molto quello del rosso, mostrando, come si confà ad un vino di lignaggio superiore, uno spettro olfattivo più ampio e persistente. Già il colore è appena più concentrato, senza rinunciare a quei toni brillanti e scarichi. Più terroso al naso, con striature minerali, ferrose, un tocco balsamico misto a macchia mediterranea, tabacco, ma è sempre il frutto a prevalere: ciliegia, amarena. Nessun cenno di surmaturità. Più profondo e ampio, ma sempre estremamente pulito. In bocca è coerente, vellutato, caldo, succoso, ma mai sopra le righe, perché sostenuto da un’acidità adeguata e poggiante su un tannino solido e ben estratto, vivo, ma non graffiante. Vino dallo stile decisamente femminile, fine, elegante. Anche in questo caso il prezzo vale decisamente l’acquisto. Anzi, proprio in un periodo di incertezza economica come questo, sarà premiato chi riuscirà a lavorare con maggior rigore e serietà. Inutile spingere vini esasperati e sospetti, dal prezzo impossibile. Vini che bene sanno interpretare una denominazione saranno quelli che maggiormente i consumatori attenti dovranno cercare. Questa nuova stagione di “austerità” non deve rimare con astinenza, altrimenti a perdere è l’intera specie umana; oggi è il momento giusto per fare le scelte giuste, in ogni sfera dell’esistenza: perciò, anche nel mondo del vino, occorrerà essere attenti, vigili, scegliere bene (e poi, come si vede, si finisce per far politica sempre: un’attività alla quale l’uomo non deve mai rinunciare, nemmeno quando si scrive di vino, purché la si intende come attività “critica”, il cui etimo riporta al “giudizio”, quindi a prendere posizione). Il Nobile fortunatamente non è stato vittima di una “bolla speculativa” sul prezzo, come invece a molti vini blasonati è capitato. Per i produttori questo è il momento giusto per ripensare alle tecniche di vinificazione, per restare saldi sulla tipicità (e francamente ce ne freghiamo di coloro che irridono a tale parola) e di conseguenza differenziarsi. Nel caso del Nobile, l’indirizzo di Maria Caterina Dei, come quello di Susanna Crociani, è quello giusto. Spesa contenuta e vini di classe.

La Riserva Bossona, come anticipato, sosta per 24 mesi in botte grande e parte in tonneaux, per poi giovarsi di un ulteriore affinamento di 12 mesi in bottiglia. Abbiamo sentito un’annata controversa come la 2003. C’è da dire subito che nelle vigne di Bossona i terreni, a maggiore componente sabbiosa, sono riusciti a resistere alla lunga estate siccitosa, salvandosi più che altrove. Il colore è di un rubino intenso, più pronunciato. Il naso insiste sulla frutta, senza tuttavia tralasciare un tocco di viola e rosa. Poi è la volta di marasca sotto spirito, prugna, mora, una folata balsamica ad ingentilire il corredo aromatico e spezie dolci. In bocca è pieno e caldo, morbido, ma non piatto: un tocco di freschezza, ancora vivo, anima il liquido, equilibrandone la grande struttura e spuntando un tannino che stringe appena in più quando il vino ha attraversato la seconda parte della lingua. Paradossalmente ha ancora margini di miglioramento, nonostante l’annata dal fiato più “corto”. Data questa performance resta da chiedersi cosa saprà donare questa etichetta in un’annata particolarmente fortunata come la 2004.

Riorganizzando il vostro tempo e il vostro portafogli (o il vostro conto), basta evitare con oculatezza le spese superflue (quel mega ammasso di aggeggi informatici, multimediali; la sostituzione di telefoni cellulari ogni 6 mesi; basta adoperare di più la bici o mezzi pubblici e meno l’auto; basta cadere meno nella trappola del marketing dei supermercati…) facendo spazio a quel po’ di godimento che la vita, anche grazie al vino, può dare, partendo dalle cose semplici e autentiche (e il vino, frutto della nostra millenaria cultura, lo è). Per dirla con un vecchio slogan: “non basta solo il pane, vogliamo anche le rose”, ma che non siano di plastica, aggiungo io…

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Published in: on 20/10/2008 at 8:50 pm  Lascia un commento  

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