Flash e dediche dal vinitaly 2009 – primo flash

Col passare degli anni (sebbene questa terra abbia un ricordo della mia presenza appena trentennale), col passare degli anni, dicevo, mi rendo conto che è sempre più rischioso approntare tabelle di marcia, appuntamenti precisi, scadenze improcrastinabili. “Prima del viaggio”, scriveva Montale, “si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste…” quasi in segno di rispetto per ciò che ci accingiamo a compiere, per i luoghi da visitare, per le persone da incontrare. Noi del III millennio, invece, siamo sospinti da una fretta ingiustificata che ha come unica alternativa quella di riempire quanto più possibile il tempo a nostra disposizione, sapendo benissimo che il programma è molto più fitto del tempo a disposizione.

Così al vinitaly avrei voluto dedicarmi a questo e al talaltro vino, a quella regione, a quel produttore, a quel tutto. Senza contare che a muoverci eravamo in 5-6 o anche più, che è impossibile accordare le esigenze di tutti, che nel frattempo bisognava far questo, quello e quell’altro ancora. È evidente che il vinitaly è più un luogo di incontri che di assaggi e persino pianificare un percorso nei minimi dettagli tenendo presente gli spostamenti tra stand o padiglioni, i tempi morti, le chiacchiere, equivale a fallire miseramente l’obiettivo.

Tralasciando i dettagli del percorso Donne di Spirito (che ha visto anche la presenza di “uomini di spirito”, come li ha battezzati l’amico Gianni Morgan Usai), mi concentrerei su alcuni vini che ho potuto assaggiare, invece, con maggior calma. Giorno dopo giorno li elenchiamo. Oggi si parte dalla Campania.

 piancastelli

Terre del Principe

 

Partendo dalla mia regione, mi hanno favorevolmente colpito tre vini (che già avevo bevuto di altre annate) di Terre del Principe di Castel Campagnano (CE), un’azienda che senz’ombra di dubbio va consolidandosi come una delle più importanti del panorama campano, per chiarezza di idee, indirizzo progettuale e qualità delle etichette proposte. Ce ne rendiamo ben conto visto che più di ogni altra è fuori dal coro per i vitigni recuperati e impiegati: nessuno dei grandi campani è presente, niente aglianico, niente falanghina, in aree che pure li contemplano. Solo pallagrello (bianco e nero) e casavecchia, ma la scelta è inappuntabile. Pulitissimo, nobile, elegante, minerale e profumato di biancospino e fiori d’acacia, frutta a polpa gialla, il Fontanavigna 2008, da uve pallagrello bianco. Solo acciaio. Di maggiore complessità le Serole, altro pallagrello bianco che fermenta in legno e sosta quel pochissimo tempo che basta prima di passare in bottiglia. Al momento è meno scattante del fratello minore, più chiuso all’olfatto ma da qui ad alcuni mesi le gerarchie saranno rispettate perché si intravede la spinta di una materia prima scalpitante. Vini dall’esecuzione impeccabile, con un bonus aggiuntivo per la grazia che esprimono. Al palato i migliori vini bianchi campani hanno un passo decisamente lungo e i due dell’avvocato Mancini e della Piancastelli non fanno eccezione.

Impressionante progressione al palato, a dispetto di un naso per certi versi ancora reticente, per il Vigna Piancastelli 2006, pochissime bottiglie (come per i bianchi, del resto) dalla piccola vigna in località Beneficio. Pallagrello nero in maggioranza, a fare da spina dorsale, con un saldo di Casavecchia che dona trama tannica e finezza di profumi. Affina 12 mesi in barrique e poi altri 18 in bottiglia: riesce a controllare la sua esuberanza mediterranea (sebbene sia meno muscoloso che in passato), mettendola al servizio di una misura che definirei classica, di una ponderazione policletea: una scultura greca.

 

L.M.

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Published in: on 29/04/2009 at 6:10 pm  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Terre del Principe è stata per me la più grande sorpresa tra i vari assaggi del Vinitaly. Davvero dei bei prodotti, ben fatti, territoriali e per niente ruffiani.
    Complimenti!

  2. Vero, Giovanni! Mi fa piacere che tu l’abbia apprezzati.


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