Flash e dediche dal vinitaly 2009 – secondo flash

saracarbone

Azienda agr. Carbone

 

Tutto in divenire, con l’occhio rivolto al futuro in casa Carbone – e qui siamo alle pendici del Vulture, a 550 mt slm –: bisogna avere la pazienza di chi guarda al tempo con in mente la lentezza della terra. Gli aglianico di famiglia recano il calco riconoscibilissimo della matrice vulcanica, sono intimamente territoriali, non possono vivere senza quel cordone ombelicale che li lega al Vulture. I vini di queste aree, quando non caricaturali e inutilmente pretenziosi, sono sempre emozionanti e se a presentarli è Sara Carbone, donna di rara eleganza e cortesia, di voce calma, ma sguardo vigile, lo sono ancora di più. Il Terra dei fuochi 2006 matura solo in acciaio, è l’aglianico base dell’azienda, nato per un godimento più immediato, di più facile approccio già al naso con un frutto più diretto, mentre al palato tende a controllare l’irruenza propria del vitigno. Stando al prezzo, diremmo che è difficile bere meglio in quella fascia. Il 400 some 2006, dedicato a Carlo d’Angiò (le 400 some si riferiscono alla quantità destinata al sovrano angioino), affina in barrique di secondo passaggio. Al naso esprime subito grafite, prima di liberare frutta appena matura (ciliegia), piccola bacche e ancora un ricordo di vaniglia dovuto al legno. La tendenza è appena dolce. Lo è anche in bocca, dove a prevalere è la speziatura tipica del vitigno, con una bella spruzzata di pepe, ma esprime la sua grinta e il furore dell’aglianico sulla seconda parte della lingua, dove il tannino, fitto, ma non duro, riequilibra l’impressione di dolcezza, mentre l’acidità dà una scossa elettrica al palato, rammentandoci la tipologia del vitigno.

È intrigante fin da subito invece lo Stupor Mundi 2005 (dedicato a Federico II, come si evince dal nome), che, a dispetto della barrique dove matura per diversi mesi, ha maggiore equilibrio fin dal naso tra componenti dolci e ricordi balsamici (liquirizia in primis). Ha una intrigante affumicatura da attribuire più alla mineralità (quindi al terroir) che al legno. È un vino di sicuro carattere, pulito, complesso, ampio e verticale. Al palato è decisamente più lungo dei precedenti, appena più nervoso, nonostante l’anno in più. La trama tannica è da rossi di classe, forse ancora un po’ ruvida, ma non graffiante. È da bere fra qualche anno per integrare appieno l’acidità viperina e addomesticare un altro po’ il tannino. Per ora lo vedrei perfettamente su un agnello alla brace, ma ha tirato fuori una piacevolissima nota balsamica su un ottimo caciocavallo podolico. Il 2005 è la prima annata prodotta. Scusate se è poco. Possiamo quindi già figurarci il percorso di questa giovane azienda.

Infine, una nota sul neonato fiano 2008, tirato in pochissime bottiglie, vino dal naso delicato, ma che al palato sconta ancora la giovinezza: promette bene fra qualche mese. A risentirlo dunque!

 

L.M.

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Published in: on 01/05/2009 at 11:33 am  Lascia un commento  

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