Sulle nomination del Premio Internazionale del vino 2009

Potrei sbagliarmi, ma a una prima rapida scorsa dell’elenco delle nomination al Premio Internazionale del vino 2009 mi sembra di cogliere un mutamento significativo di indirizzo da parte del pubblico (specializzato sì, ma si tratta anche di semplici appassionati, dal momento che la scheda di preferenza la può inviare chiunque abbia acquistato la guida dell’AIS). Forse il tempo dei vini troppo vanigliati, troppo muscolosi, troppo estratti, troppo rotondi sta finendo davvero. Se leggiamo attentamente almeno le due categorie più importanti (rosso e bianco), scopriremo delle novità da non prender sotto gamba.

Osservate i 3 rossi segnalati. Almeno due dei tre sono “fuori dal coro”: alzi la mano chi si aspettava il Barolo Brunate Le Coste 2004 di Beppe Citrico Rinaldi in finale. E ancor più chi si aspettava il Boca Le Piane 2004. Ora ditemi chi, nella sorpesa, non è felice di questa scelta. Per quanto mi riguarda, il Brunate Le Coste 2004 di Rinaldi è un vino se non perfetto (non è certo l’attributo che meglio qualifica tale opera d’arte) quanto meno tra i più emozionanti che abbia assaggiato negli ultimi 12 mesi: un vino vero.

Tra i bianchi c’è quel campione di razza che è il fiano Vigna della Congregazione di Antoine Gaita (Villa Diamante) che, nemmeno troppo velatamente, ho sempre eletto tra i miei bianchi del cuore (se non “il” bianco del cuore).

La qualità di questi tre vini succitati non risiede certo nella costruzione in cantina, in alchimie o in chissà cosa, ma nella classe, nell’eleganza, nello straordinario legame che vantano con il proprio territorio di origine. Serve altro? Si tratta di vini che non inseguono tendenze, ma si pongono come cristallini esempi di classicità. Insomma, vini per ogni tempo, non legati al contingente.

Certo, mi farete notare che ci sono ancora vini figli di una certa tendenza enologica, ma questo è naturale ed è forse persino positivo. Non si può pretendere che ci siano tutti Rinaldi o Antoine Gaita in nomination e non è nemmeno auspicabile, perché si perderebbe il metro di paragone e si rischierebbe un’ulteriore ossificazione dello stato delle cose. Invece è giusto così.

Magari a vincere non sarà Rinaldi alla fine, così come non sarà Antoine Gaita (anche se sotto sotto spero che siano proprio loro i vincitori), ma star lì e non esser soli è più che un risultato legato a questo anno 2009. Significa molto di più per il futuro del vino italiano di qualità (e di serietà, mi verrebbe da aggiungere).

L.M.

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Published in: on 07/05/2009 at 5:58 pm  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Buongiorno, mi chiedo come sia possibile che un vino generoso leggero digeribile fresco equlibrato quindi classico perciò da maturare in cantina come quello di beppe rinaldi sia risultato mediocre nella selezione di wine surf.Comunque non è l’unico…
    TANTI SALUTI GIANNI

  2. Gentile Gianni,
    lo chieda a chi seleziona per winesurf. Rinaldi produce dei barolo semplicemente eccezionali, stando al mio palato. Evidentemente per diverse ragioni non tutti sono d’accordo…


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