Flash e dediche dal vinitaly 2009 – ottavo flash

 

Gigi Rosso

 

Altro appuntamento irrinunciabile è quello con Maurizio Rosso, che abbiamo scorto tra gli stand ancora prima che arrivassimo alla sua postazione. Dell’azienda Gigi Rosso avevamo con piacere messo in evidenza la superba interpretazione del barolo Arione 2004, uno dei migliori della sua annata (di per sé già grande).

Al banchetto abbiamo sentito un ottimo Roero Arneis 2008, fresco e minerale, profumato, con quell’accenno vegetale di erbe di montagna. È uno di quei bianchi da bere a secchiate, per la facilità che offre alla beva. ulivoDel resto sento un certo feeling col vitigno che mi ha sempre intrigato e che pian piano sta uscendo da uno “stato di minorità” ovvero da un buio più mediatico e di comunicazione (il Piemonte nell’immaginario collettivo resta una regione da rossi). Sincera, autentica la Freisa che Maurizio e il papà Gigi continuano a vinificare con una presenza leggera di carbonica. Al naso ha un tono rustico, quasi contadinesco, al palato vince l’allegrezza del frizzante, nonostante un finale asciutto dovuto a tannini ruvidi, tipici del vitigno. L’abbinamento con salame, insaccati e affettati è perfetto. E infatti, trovandoci lì verso le 13.30, Maurizio ci ha fatto sorseggiare i suoi vini con salumi e formaggi.

Pian piano si sale di tono e ci confrontiamo con il Barolo Castelletto 2005, proveniente da vigne in Monforte. Anche in questo caso le caratteristiche dell’annata sono espresse nel vino: barolo necessariamente dal respiro più corto, corpo più magro, acidità e tannino che mordono. Il 2005 è più all’insegna dell’irrequietezza, ma si potrebbe addirittura preferire tale annata a tavola rispetto alla 2004 che rischia di primeggiare sempre col cibo.

Invece ha intriganti note terziare al naso, struttura, equilibrio ed eleganza al palato il barolo riserva 2003 Sorì dell’Ulivo, un vino davvero splendido, forse salvatosi dall’esagerata calura dell’annata in virtù del luogo da cui proviene, la cascina Arione, una delle più elevate di Serralunga. È un vino cupo all’olfatto, autunnale, rivelatore di una materia importante e in parte ancora inespressa. La trama tannica è notevole, come si confà a un serralunghino: il tannino è fittissimo, ma non picchia. Il calore e il frutto donano sì morbidezza, ma non indeboliscono la severità propria del vino che fa da asse portante della beva. A questo punto non ci resta che attendere la riserva 2004 che si profila quanto mai interessante…

 

L.M.

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Published in: on 10/05/2009 at 12:00 pm  Lascia un commento  

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