Barbera d’Alba ’99 di Cappellano: Lascia perdere il nome e ricerca il nominato…

Se in questa raccolta di poesie vedrai
taverne, osti e ubriachi,
idoli e zunnar, croci e rosari,
cristiani, zoroastriani, pagani, brocche e conventi
vino e bei fanciulli, candele e ginecei,
melodie di liuto e canti d’ubriachi,
liquori e osterie, e gli sfaccendati delle bettole,
compagni, coppieri, tavole da gioco e fervide preghiere,
il dolce suono dell’’organo e del faluto il lamento,
il sabuh e le assemblee e coppe di vino una dopo l’altra
otri e calici, e le giare del venditor di vino,
e fare a gara nel trangugiar liquori,    dervis3
correre dalla moschea alla taverna
e in quel luogo rilassarsi un po’,
per un bicchier dar in pegno sé stessi
al vino il corpo, e l’anima affidare,
rose, roseti, cipressi, giardini e tulipani,
e il racconto della rugiada dell’aurora;
peluria, nei, snelle figure e sopracciglia,
guance, visi, gote e lunghe trecce,
labbra, denti e occhi ebbri e seducenti,
teste e piedi, cintole e polsi e mani,
bada a non imbarazzarti per tutto ciò,
ma fatti coraggio e scovane il significato:
non t’impigliare nell’aspetto delle espressioni
se sei tra coloro che san capire quel che indicano!
Purifica il tuo sguardo se vuoi veder la purezza,
va via dalla buccia se vuoi vedere il nocciolo:
se non distogli lo sguardo dagli aspetti esteriori
come potrai diventare un conoscitore di misteri?
Poiché ciascuna di queste parole ha un’anima
e sotto ognuna di esse v’è un mondo…
tu cerca l’anima loro e passa via dal corpo,
lascia perdere il nome e ricerca il nominato:
non tralasciare alcun dettaglio,
finché diverrai compagno a Verità
(Maghribi nel suo Mathnawi)

 

Si può comiciare a parlare di un vino senza nominarlo solo nel momento stesso in cui questo vino te lo concede, nell’attimo in cui la danza del liquido nel bicchiere non è più fine a se stessa ma diventa strumento di passaggio verso la verità. Ho voluto dedicare un canto Sufi alla Barbera di Cappellano ’99 bevuta ieri sera in compagnia di amici e bravi degustatori, consapevole del fatto che probabilmente avrei trovato non poche sorprese in questa bottiglia. Quando un produttore ti affida il risultato del suo lavoro e ti chiede un tuo parere devi essere pronta a metterti in gioco, essere cosciente che il tuo sapere enologico potrà guidarti fino a un certo punto. Ho pensato che una Barbera di dieci anni mia avrebbe “parlato” , l’ho vista come uomo in grado di esprimere a parole ciò che voleva trasmettermi, invece mi sbagliavo, questa Barbera si è svelata danzando.  Così mentre rientravo a casa ieri notte, mi sono venuti in mente i Dervisci danzanti, le musiche ipnotiche che li accompagnano e le meravigliose poesie di Rumi. I Sufi sono maestri del velamento e dello svelamento, del simbolismo e della metafora, velano l’essenza ed al tempo stesso la svelano. Il primo velo lo si percepisce al naso, è chiusa, quasi trincerata dietro a un sottobosco di foglie di castagno secche, muschio e polvere, ci guardiamo tutti increduli perché non erano quelli i profumi che ci saremmo aspettati. I nasi si arricciano derviscie i commenti iniziali sono cauti, decidiamo di dargli tempo, di aspettarla coscienti che le degustazioni più belle sono quelle che affronti senza fretta e senza preconcetti. Così apriamo un altro vino e continuiamo la cena, io ogni tanto riprendo il calice dove c’è la Barbera e la faccio roteare, mi viene in mente che il vino è un elemento vivo e muovendolo di sicuro non può che risvegliarsi dal sonno di anni dentro a una bottiglia chiusa. Secondo velo, la volatile è abbastanza forte, l’alcool si sente al naso anche se coperto dalla sensazione di polvere…continuo a farlo roteare e mi dedico al risotto che ho nel piatto.  Non so cosa sia successo nel giro di venti minuti, so di sicuro che circa in mezz’ora i dervisci danzanti, roteando vorticosamente e velocemente su se stessi, raggiungono uno stato definito d’estasi o meglio diventano il tramite tra la terra e il sole. E’ in questo istante che il danzatore smette di esistere, l’uomo si annulla e la natura si svela, è uno stato simile all’ebbrezza, un catarsi che apre le porte al sapere superiore, alla conoscenza diretta senza i filtri della mente. Invito gli altri commensali a rimettere il naso nel bicchiere e percepisco dai loro sorrisi che la sensazione è profondamente cambiata. Esce fuori una rosa rossa passita spettacolare, un pout pourri di fiori secchi meraviglioso, l’etereo di prima si è quasi del tutto dissolto per lasciar spazio ad un caleidoscopio di profumi che vanno dai fiori secchi alla ciliegia rossa croccante, ribes, mirtillo e una sorprendente fragolina di bosco. Siamo stati tutti d’accordo sui riconoscimenti e sui nostri volti leggevamo a vicenda lo stupore, la piacevole sorpresa che questo bicchiere di Barbera ci aveva riservato. La danza dei Dervisci continua, roteando il liquido nel bicchiere ho come la sensazione di essere in presenza di un processo alchemico, la linea sottile che divide la razionalità dall’istinto, i preconcetti dal vero. Che ossigenare il vino (così come si dice in gergo) facendolo roteare nel bicchiere sia un modo per risvegliarlo, questo è sicuro, non altrettanto sicuro è lo svelamento che ne deriva, molti vini li puoi far roteare nel bicchiere fin che vuoi che partono muti e arrivano muti. Cosa fa la differenza? Il vitigno, il vigneto, l’esposizione, il terroir, la mano del produttore? Forse, tutti questi dervisci 1aspetti uniti assieme, forse, come i Dervisci Rotanti cercano di rappresentare nella loro danza, l’uomo deve farsi da parte e fare  solo da tramite tra la natura, il sole e la terra.  In bocca, la Barbera 99 di Cappellano è totalmente inaspettata, mi rifaccio al titolo che ho voluto dare a questo racconto “lascia perdere il nome e ricerca il nominato…” perché della barbera classica come l’intendiamo noi ha ben poco, è anche vero che si tratta di un campione ’99 quindi le componente dure come i tannini sono ovviamente levigati e non scontrosi, l’acidità è ancora ben presente, il sorso è fresco anche se al centro lingua la frutta rossa matura si manifesta imponente quasi a farti sospettare che sia leggermente corto.  Chiedo a tutti di riassaggiare la seconda volta con più calma… Terzo velo che cade, escono fuori note di liquirizia, la dolcezza del frutto che si allunga mischiandosi con altri gusti che facciamo fatica ad individuare, comunque il sorso è meraviglioso e sorprendente, non pensiamo più per un attimo ai disciplinari, dimentichiamo il nome e ci lasciamo sedurre da questo calice che, roteando, danza.  Ripenso a Teobaldo Cappellano, all’uomo che attraverso un pacifico e solitario cammino ha intrapreso la strada difficile e a volte contraddittoria di chi fa della propria vita il tentativo di unire il passato al futuro, vini unici e inimitabili per eleganza e personalità, quasi impossibili da raccontare, a volte scontrosi a volte disarmanti nella loro semplicità espressiva.

B.B.

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Published in: on 01/11/2009 at 5:17 pm  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. bellissimo barbara, ed hai ragione, questo vino è un canto sufi.w i dervish e w baldo e augusto!

  2. Il lungo risveglio di questa Barbera che descrivi con tanta precisione poetica rispecchia fino nei particolari la mia esperienza con un Barolo Gabutti ’94 qualche settimana fa’. Grandissimi vini, questi, fanno venire in mente certi altopiani d’autunno, certi vertici assolati. Ti ringrazio per questo meraviglioso post, mi ha destato emozioni davvero fortissime!

  3. Questo è il vino che Augusto mi ha fatto conoscere e che mi ha fatto conoscere Augusto. Già questo la mette tra i grandi vini!
    La prima volta l’ho degustata e sono rimasto folgorato. La seconda volta,all’inaugurazione della nuova casa di un amico, abbiamo fatto secca una bella magnum. Semplicemente non ha paragoni con nessuna barbera io abbia mai bevuto. E non sono tanto i profumi meravigliosi uniti ad una rara potenza. E’ la carica di simpatia, di professionalità, di umanità e vivaddio di autoironia che si può leggere, conoscendo la vera storia di queste bottiglie, nella scritta ” Meticolosamente conservata…” che sta sull’etichetta.
    E che ci ricorda che in fondo è solo vino, che è vivo e che a volte anche il caso ha un ruolo fondamentale. Alla salute di tutti quelli che ce/se la stanno a menare e sono seri e spocchiosi. E alla salute di Augusto e di Baldo, che purtroppo non ho conosciuto.


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