Terre di vite: poesia #4

 
Terre di Vite- Sabato 7 Novembre 2009
 
 
Cristina Babino

Gotica

 

Mi lasci guardarmi

e mi chiedi se vedo

 

il viso facciata scolpita

la bocca portale socchiuso

 

– ho sognato per i miei seni

rotondità di absidi

e gambe pinnacoli svettanti –

 

mi rincorre la fuga

di una sola navata

transetti le braccia

 

nel ventre un

vuoto di cattedrale.

***

La sera m`impone compagnia.

 

Nel bicchiere

il discreto naufragio

del silenzio che non dico.

 

Addomestico l’umore

e le labbra

a una spuma

che sa di capodanno.

 

Una risata passa

come uva nella stanza

***

Sull’ultimo libro della Babino, La donna d’oro, qualche estratto qui di seguito:
 
Lo straordinario percorso umano e artistico di Tamara de Lempicka, controversa e affascinante icona dell’Art Déco, viene qui raccontato in prima persona, attraverso un’immaginata confessione in forma di monologo, un singolare autoritratto in versi che a partire da precisi e documentati riferimenti biografici ricostruisce le tappe principali della sua vita e della sua pittura, restituendone in una veste poetica, ma dalla cadenza “narrativa” al tempo stesso, tutta l’audace poesia. (dalla quarta di copertina)***

Le biografie romanzate sono straordinarie e da alcune sono stati anche tratti film di notevole successo (una per tutte: «Brama di vivere» sulla vita di Vincenti Van Gogh scritto da Irving Stone e poi tradotto in film da Vincente Minelli) ma le biografie tradotte in poesia sono decisamente più rare: ricordo «Il Diario di Kaspar Hauser» di Paolo Febbraro; i libri di Alberto Bellocchio con non ultimo «Il romanzo di Aldo» -questo per restare in Italia- mentre all’estero qualcosa qui è là appare, come per Dorothy Porter, scrittrice e poeta  australiana che narrò in poesia la vita del faraone Akhenaton con la «La maschera di scimmia», raccolta di poesia omonima poi tradotta in film (per la regia di Samantha Lang).
Cristina Babino raccoglie le eredità precedenti e le distilla, affrontando un’icona -e la storia che la circonda- e facendolo con successo, senza cadere nel banale. «La donna d’oro» (termine coniato da D’Annunzio) è la storia -vera- della pittrice Tamara de Lempicka. […] La sua pittura è molto spinta, il minimo dettaglio è curato, un disegno preciso, netto, immagini di un erotismo magnetico e coinvolgente, una pittura ricca di seduzione e di originalità. Cosi come lo è la poesia di Cristina Babino che ha saputo districarsi non solo dai possibili impasse dati dalla storia, ma ricreando la storia per voce stessa della protagonista: la narrazione è infatti in prima persona. La Babino veste i panni della Lempicka e il travestimento non è una forzatura ma un vestirne i panni come una seconda, perfetta pelle. La narrazione è piana, riassuntiva eppure mai trascurata e la pittrice fa un punto della propria esistenza, serena, pacata, aulica; dismette il tono nobile ed austero, provocatorio anche, per lasciare i fatti scorrere.
(F. Alborghetti)

 

 

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Published in: on 03/11/2009 at 8:51 am  Lascia un commento  

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