Terre di vite: poesia #5

 

Terre di Vite- Sabato 7 Novembre 2009

 

Paolo Fichera

 

Da lì è nato e
doveva morire il dovere
del figlio al figlio del padre,

le ossa predisposte al massacro
le sue al dovere di una variazione
e scarto nel seme tra natiche –
ghiaccio alla foce di un piacere –
la testa di toro nello studio, laggiù
che ripercuote il frammento tra note e
pittura, il labirinto opaco alla parete
come una giostra privata il giardino
delle vergini
accovacciate e al mio sguardo
scoperte

*

e la parola che sussurri
sia un segno dorato, uno sfregio
di spina senza radici,
                            come di scandalo bianco;
la fame e il perdono
di non avere incedere se non nell’occhio
incavo di luce e dolore,
bocca spalancata, arsa di chi
ha avuto tanta sete
da poter quasi rinunciare
-ora- all’acqua

e che la spezia si amalgami al pane
sotto la brace e la cenere si cuocia
di silenzio ondulato e isterica profezia
come lo sguardo lascivo del suicida
che
non sa bere senza versare a terra
acqua

(da Lo speziale, 2005)

*

la rosa brunita e scrivi: la disperazione
è luogo. il canale è luogo, la bellezza è
disperazione, l’io è luogo, capelli ramati e
innesti sangue in struttura, s’infeconda la
biografiaauto, di versi, l’opposto seme dove
adagia i muscoli; il bimbo mangia un gelato
o scismi fioriti, foglie fatte marmo nel
sai che tu andrai in ora scendo nell’ora
mia tua sorella, luogo, riparo, grotta
tutto comprendi è cavità per l’eco

(da Innesti, 2007)

***

Infine, durissimi, ci sono i testi di Paolo Fichera, segni smagliati che si succedono nella serialità degli “&” e delle foto scorciate di Federici, brandelli di un mondo che non può essere colto che per frammenti. In linea, sotto questo aspetto, con lo sguardo di Robbe-Grillet. Fichera, tuttavia, non accarezza il tempo con le parole dello spazio, come faceva lo scrittore francese, bensì ne canta la ferita, riproducendola nella sintassi. Nulla tuttavia è scontato in questo procedere per scissioni e, appunto, innesti: l’albero della vita, pare dirci il poeta, pianta le radici in sangue e sperma, i rami indicano l’occaso, la chioma ha le sembianze del poeta, che “ha sete e digiuna”. Di questo paesaggio si nutre la conoscenza, oggi. Parlare d’altro significa fingere o godere di un privilegio senza comunità.

(S. Guglielmin)

***

Il centro pulsante del libro, l’ala vitale che soffia luce all’ombra dei versi che la pagina a stento contiene, è la sezione intitolata “Le croci bianche”, di cui il testo dedicato ad Alberto Giacometti è una sorta di epigrafe metapoetica che imprime una “svolta di respiro” alla voce, al lessico, alla parola dolente che si acquieta trasformando il canto in preghiera. La sacralizzazione della “spezia” come offerta e dono, richiama un “tu” impersonale che si fa presenza costante e domina i versi anche quando non è esplicitamente richiamato: e allora “spezia”, “pane”, “brace”, “acqua”, “rosa”, “silenzio”, “dolore”, con tutte le loro stratificazioni archetipiche, diventano figure di una “sacra rappresentazione” che si iscrive tra le pagine metamorfiche che il grande libro delle stagioni racconta.

(F. Marotta)

***

Sfogliare le pagine de Lo speziale, esordio poetico di Paolo Fichera (LietoColle, 2005), equivale ad inoltrarsi nell’officina di un alchimista, tra cumuli di oggetti («testa di toro nello studio», dipinti, corvi a guardia di macerie), attraverso un «labirinto opaco», che vena di suggestione gotica gli ambienti. Lo speziale nel suo studio, anni luce distante da velleità faustiane, medita sulla genesi dell’identità-corpo, sulle sue filiazioni e radici (ricerca che l’autore conduce e approfondisce nelle successive raccolte: Innesti, Cantarena 2007, e La strada della cenere, Fara 2007), le sue forme e commistioni. L’incipitaria riflessione di Cioran sulla morte, intesa come «regressione germinativa», introduce al nucleo della materia del libro, dove si adagia quel luogo interstiziale tentato dal verso di Fichera: la zona franca che si colloca tra atto e potenza, vuoto e affioramento, padre e figlio, morte e vita, «un credo e il suo dubbio».

(L. Metropoli).

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Published in: on 04/11/2009 at 1:03 am  Lascia un commento  

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