Terre di vite: poesia #6

Terre di Vite- Sabato 7 Novembre 2009

 Ilaria Seclì

bilancia d’acqua

 

passarsi la spugna lenta tra il collo e il braccio,

magari con la sottana trattenuta ai fianchi

chiudere gli occhi e appendere il profumo al cervello,

farne un fatto d’atmosfera, un’altalena sospesa

a fil di cielo. la solitudine versata nella durata lunga

del mare, nell’acqua che sciaborda. già mia madre

mi teneva così, raccolta e appesa

nella bacinella trattenuta da due sedie

con le labbra che soffiavano le sue mani insaponate

già mia madre mi teneva così, già sapevo la bilancia

d’acqua, la distanza eterna e rarefatta di esserci,

creatura di grazia, senza stare

***

               di lì a poco un’altra porta.

l’anticamera di Alice 

la pioggia al riparo  

il vapore  alla bocca della scarpa.

sfatti al tempo, faro coperto e fumante

la sigaretta all’altalena

orfana di  fiamma al fuoco vasto

e gocciolante

resta lì sotto il giallo campanile

al quadrato di una scena capitale

impalati gli uomini e il profitto

impalati i venti

l’oro infrange occaso e la sua scheggia

il duomo resta eterno

eterna la bellezza inverginata

eterna la staffetta

***

quei treni arrugginiti strappati

all’andare coi finestrini rotti

decapitati alla domanda al vento   

e una sola manciata

di umanità roditoria e indaffarata.

l’azzurro terso e un urlo 

appiedato tra cielo e terra

realtà di creta spacciata al taglio

irregolare del vetro e dell’avanti

la forca e l’imbarco nero

                     un soggetto fin troppo straripante

              ma il biglietto dal cuore della città

sfocata, addormenterà ogni cosa inquieta:

un elfo muove parole e le soffia

fino all’orlo di un senso vivo 

                in de ci fra to

***

L’ultima poesia del libro ci dice “Picciol cosa”, cosa intera e sana/cosa sanguinante e pura/balsamo, pietà, amorevole cura/figlio e non madre a modo d’altri/amore, il mio, incapace amore/Mi spingo come i nani da giardino/altre fosse, altre feritoie/ma siano sospese al vento, sfatte/nicchie per le ipotesi sottili della pioggia/che alcun peso ha mai concesso/fuor del suono luminoso sopra i vetri. C’è tutto il libro in questi ultimi versi. La circolarità, il dolore dell’esilio e della non appartenenza neppure a se stessi, l’esattezza dei contorni delle cose, l’assenza di peso nostra e di ciò che ci circonda la cui esistenza-essenza riconosciamo solo nel “suono luminoso” come a dire che è la musica d’acqua, al di là di ogni amore, il nutrimento e la forma della nostra “autentica vita”. (P. Fichera)

***

Ora, io la sento, la conosco “la realtà spacciata al taglio irregolare del vetro” come conosco altri pezzi di film che Seclì gira e ferma con le parole in questo libro che è un sorprendere in crescendo e anche un avvicinarsi in crescendo che porta lontano, in zone di fiabe che si capovolgono, in zone impervie, che diventano metropoli con parole concretissime che si trasformano. All’improvviso tutto sospeso e impalpabile poi di nuovo concretissimo, materico, lo senti attraverso la carta. E ancora. Leggerezza. Potenza fresca di un linguaggio che si inventa sul ritmo, che si ritma sull’invenzione. (F. Mazzucato)

***

Quanto più il dettato tende ad alzarsi, a trasfigurarsi, a cercare quel paradiso, tanto più la Seclì si trova a confrontarsi col purgatorio dei nostri giorni; più si vagheggia il «mistero lungo», il «mai visto», più sulla pagina si accampano soffitte belle epoque, foto smunte, attrezzi… Non a caso il manifesto del libro (o quanto meno della prima sezione che reca lo stesso titolo della silloge),Bilancia d’acqua, espone con mirabile grazia la precarietà che dal vissuto personale si innesta su di un piano quasi cosmico e lo fa attraverso un’immagine di vita immaginata o ricordata, la cui evidenza è perfino tangibile: la ragazza ormai adulta che si lava in un precario equilibrio rievoca se stessa bambina, quando la madre la teneva «raccolta e appesa/ nella bacinella», in un equilibrio inevitabilmente «senza stare» (p. 16). (L. Metropoli)

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Published in: on 05/11/2009 at 12:25 am  Lascia un commento  

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