Tratto da Lavinium: Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2006

Tu amico, quanto eri amoroso, unico solo amico
quanto amoroso eri nelle tue bugie
quanto amoroso eri quando serravi le palpebre degli specchi
e coglievi i bagliori degli steli d’argento
e nel buio crudele mi conducevi al pascolo d’amore
fin quando il fumo di tormento che segue l’incendio di sete
si posò sul prato del sonno.
(da:La Strage dei fiori di Forugh Farrokhzad,
trad.: Domenico Ingenito)

 

Sai Sara, non ho mai scritto del tuo Stupor Mundi perché come tutte le cose complesse della vita, richiedono più attenzione, più ascolto. Non siamo noi che decidiamo di scrivere di un vino ma è sempre il vino che decide quando e a chi concedersi. Il tuo vino, l’Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2006 è ciò che di più affascinante e inafferrabile sopravvive in quel territorio. La sua potenza gentile mi ricorda gli antichi maestri, quelli capaci di trasmetterti la passione del sapere attraverso quella gentilezza che rasenta l’amore. Un sapore antico che sfida la modernità affiancandola e tenendogli la mano, un cammino fatto di tradizioni e di riti che resistono e si rinnovano oggi come allora, senza falsità. Lo Stupor Mundi di Sara è un vino che ti scorre nelle vene e si fa sangue come la passione di un amore profondo, rosso cupo, è l’essenza del desiderio che si fa parola nel silenzio.

L’Aglianico di Sara è un tango ballato da due sconosciuti che si scambiano la pelle, è un fluido che si fa musica, poesia e carne. Ha in sé l’erotismo primordiale e vulcanico come le sue origini e nello stesso tempo è indecifrabile e scontroso mentre danza nel calice attraverso sembianze dolci e sinuose. Questa materia, questa sostanza viva che non lascia indifferenti è fatta di tannini forti ma aggraziati, l’alcool è presente e scalda la bocca ma non la stanca, il sorso è lunghissimo e l’acidità verticale gli dona quella freschezza che non ti aspetti.

Questo vino è una zolla di terra rivoltata da un contadino con le mani segnate dal lavoro che sogna una donna vestita di velluto rosso, è la proiezione del desiderio che si traduce in un frutto caldo di passione e carico di aspettative. E’ un vulcano che si risveglia, è una terra che grida intonando i canti antichi alle generazioni future. Lo Stupor Mundi è il risveglio dei sensi che credevi assopiti, è un monito all’abbandono e un inno all’amore passionale. Se solo potessimo per una volta parlare alle persone con le parole del vino, con il suo linguaggio, scopriremmo che le differenze sono fatte per essere comprese, che il vino traduce la nostra storia passata e che anticipa sempre il nostro futuro. Così come gli occhi di Sara ci raccontano l’orgoglio della resistenza, la soddisfazione di essere andata contro un sistema di omologazioni, occhi che danno voce ad una terra che di voce ne ha poca, la Basilicata, il Vulture rivivono dentro di noi finalmente liberi di donare se stessi e lo fanno conducendoti dolcemente ad una resa incondizionata dei sensi…

Barbara Brandoli

 

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2006
Tipologia……………….: D.O.C. rosso
Vitigni……………………: aglianico
Titolo alcolometrico..: 14%
Produttore………………: CARBONE

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Published in: Senza categoria on 07/01/2011 at 12:11 pm  Lascia un commento  

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