Tratto da Lavinium: Patriglione 2003

Una semplice parola:
ma più dolce del miele
che mi cola dentro il sangue,
di un frutto maturo e sugoso
a morsi d’ingordigia;
più dolce del ricordo di un sogno
che tutto il giorno mi ha empito il cuore;
dell’anima smarrita in questo cielo
che stanotte è un divincolio di stelle;
è tutta una magia d’amore il nome tuo,
amore bello.
(Pietro Gatti)
 

 

La cosa più bella che si può fare per rendere omaggio ad una terra, in questo caso la Puglia ed a un vitigno, il Negro amaro è quella di cercare un vino che nasca con questi presupposti. Il Patriglione, Igt Rosso del Salento è il risultato perfetto della sinergia tra terreno-vitigno-uomo, un capolavoro stilistico che lascia il giusto spazio all’esuberanza del Negro amaro (leggermente attenuata da una piccolissima percentuale di malvasia nera), che omaggia la terra argillosa e calcarea dal quale proviene restituendo a tante attenzioni l’eleganza e la potenza ritrovabili istintivamente in questo calice. Non è la prima volta che assaggio il Patriglione e non sarà l’ultima, un vino questo che ha il dono di accendere l’immaginazione, sarà per il suo essere coerente che permette di viaggiare attraverso il salento e le meraviglie di una regione che io percepisco complessa, riservata, sentinella di un mondo fatto di tradizioni che resistono alla modernità.
Il colore è rosso rubino intenso con riflessi granata, al naso è ampio e complesso: ciliegia sotto spirito, sambuco, chiodi di garofano, un leggero tabacco, cuoio, terra e incenso. Al palato è sontuoso, caldo, avvolgente nella sua potenza maschia, accattivante nella spinta verticale, intrigante nella presenza tannica importante con un finale leggermente amaro che asciuga il sorso. Un vino, il Patriglione, che ha una personalità unica ed importante. I profumi che spaziano dalla ciliegia sotto spirito all’incenso gli donano quel tocco di misticismo orientale che inevitabilmente porta l’immaginazione a cercare sete e velluti dentro scrigni di metalli preziosi. Così come la terra e il cuoio rimandano al profumo degli ulivi, alla preparazione del terreno che ospiterà il grano tipico di quelle zone, agli animali che daranno il latte per produrre i formaggi locali.
Raccontare il Patriglione è raccontare una passione che ne contiene altre, è cercare una risposta in una terra contraddittoria e difficile, è l’incontro tra la terra e il mare, tra il fuoco e la tempesta. E’ il carattere schivo e riservato dei pugliesi che sanno regalarti il cuore con un sorriso appena si accorgono che le tue intenzioni non sono quelle di dominarli e non sono quelle di cercare di cambiarli. Così, se vi capita di passare vicino a Lecce, fatelo senza fretta, ci sono storie che meritano di essere ascoltate, persone che meritano di essere incontrate, e c’è un vino in particolare, il Patriglione, che si lascerà trovare per regalarvi l’accoglienza di questa meravigliosa terra attraverso il carattere e la competenza di persone come Cosimo Taurino e Severino Garofano che hanno lavorato con passione ed amore fino a lasciarci l’eredità e l’essenza di ciò che la Puglia ha rappresentato e di quanto ancora possiamo imparare. Il calice diventa così una scrittura, una poesia in dialetto come quelle meravigliose del poeta pugliese Pietro Gatti che contengono una musicalità e un’armonia tipica delle antiche tradizioni orali. Un linguaggio per parlare alla gente, per comunicare la cultura di un popolo e di un territorio. Il Patriglione è “una semplice parola che mi cola dentro al sangue, è tutta una magia d’amore il nome tuo, amore bello”.

Barbara Brandoli

Patriglione 2003
Tipologia……………….: I.G.T. rosso
Vitigni……………………: negroamaro 90% malvasia nera 10%
Titolo alcolometrico..: 14,5%
Produttore………………: TAURINO – Azienda Agricola Taurino Cosimo


 

 

Published in: on 07/01/2011 at 12:00 pm  Lascia un commento  

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