Coste di Riavolo 2006 – San Fereolo -Langhe bianco Doc

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Vedi, noi non amiamo come i fiori, attingendo
da un’annata soltanto; a noi, quando amiamo
sale alle braccia un’immemorabile linfa.
O fanciulla è così: noi non amiamo in noi,
un essere solo, futuro, ma l’immenso fermento;
non un singolo figlio, ma i padri che come
frane di monte posano al fondo nostro, ma l’arido
greto di madri d’un tempo. Tutto il muto paesaggio
sotto il Destino nuvoloso o limpido;
questo, fanciulla, era prima di te.
 
(R.M. Rilke)
 

  

Mi piace pensare che Nicoletta Bocca abbia deciso di piantare a Dogliani  il Riesling e il Gewurtztraminer per quell’immemorabile linfa e quell’immenso fermento che si prova quando l’amore per un vitigno non è esclusivo ma diventa slancio e curiosità, accoglienza e cura. Un vino bianco in una terra di vini rossi  è come adottare un figlio che proviene da un altro paese, un persona che parla un’altra lingua e che porta con sé culture e tradizioni diverse.  Non si può affrontare questo calice senza porre attenzione alle motivazioni che hanno spinto Nicoletta a produrre questo vino, sarebbe come saltare un passaggio e come togliere quello spirito iniziale che contraddistingue le scelte importanti all’interno dei vari passaggi della nostra vita. Io credo che Coste di Riavolo sia stato un vino voluto, cercato, meditato così come lo sono le espressioni più profonde dell’amore verso qualcosa che sentiamo provenire dalla parte più profonda di noi stessi. Mi perdoni il lettore se non farò una scheda tecnica di questo vino, ne sono state fatte tante e ognuna ha detto una sua verità, una verità sensoriale che restituisce a questo calice tutti gli apprezzamenti che anch’io mi sento di esprimere anche se, userò parole diverse, forse poco comprensibili. Ho aperto la bottiglia una settimana fa e ogni sera ne ho bevuto un sorso perché volevo capirne l’evoluzione. L’Evoluzione, questa parola che spesso si usa nella terminologia del vino, trova nelle Coste di Riavolo una dimensione diversa. Non si parla solo di olfatto e di gusto, qui si parla di sensazioni che cambiano, di linguaggi da interpretare, di segnali da decodificare. Mi sono chiesta più volte dove volesse portarmi questo vino, quale fosse il suo fine. Mi sono chiesta il perché dell’attesa e il perché delle parole spezzate, sillabate, sussurrate. Non è un vino facile, nessuno dei vini di Nicoletta lo è ma, questo è davvero qualcosa che ha a che fare con la traduzione, con l’ascolto assoluto e che ci porta inevitabilmente a confrontarci con la nostra capacità d’introspezione. “Tutto il muto paesaggio sotto il Destino nuvoloso o limpido; questo, fanciulla, era prima di te” è verissimo, tutto c’era prima di Nicoletta tranne il suo sogno, i suoi occhi, le sue mani. Tutto questo ha generato un frutto che ha trovato il linguaggio della terra e del sole. Tutto questo ha generato un vino che conserva la genesi. Un vino in grado di restituirci il calore dei passi, l’esperienza delle mani, l’invocazione e il richiamo: la parola, sì la “Parola”, quella che genera e rigenera. Un vino che traduce e si fa traduttore, un rispetto assoluto della diversità che ci accoglie e che ci dà respiro all’affanno, che ci ridona ascolto e quiete rendendoci parte di un racconto che ogni volta sta per cominciare.

Barbara Brandoli, febbraio 2011

Coste di Riavolo 2006     – Langhe Bianco Doc-

produttore: San Fereolo www.sanfereolo.com

vitigni: 70% Riesling Renano 30% Gewurtztraminer

alcol: 14°

 

 

 

 

 

Published in: Senza categoria on 16/02/2011 at 4:00 pm  Lascia un commento  

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