“Tutti insieme sotto il tendone” di Marco Arturi (tratto da Carta.com)

È una storia che si ripete da un po’ di tempo: con l’approssimarsi delle fiere enologiche veronesi emerge il disagio del movimento dei vignaioli naturali. In parte, la cosa è comprensibile: è il momento in cui ci si ritrova tutti insieme e si è costretti in qualche modo a guardarsi allo specchio, con i propri limiti e le proprie difficoltà. Ma quest’anno più che mai, la viticoltura dell’«antivinitaly» arriva all’appuntamento con il fiato lungo: centrifugati in definizioni ed etichette che a volte si trasformano in trappole [l’inflazionato «biologico», il mai abbastanza compreso «biodinamico» ma soprattutto lo stesso «naturale», massificato e mortificato], contesi da pubblico e addetti ai lavori, mitizzati e a volte vittime del loro stesso atteggiamento, questi produttori attraversano una crisi di identità che riguarda il modo di conciliare tensione etica e necessità commerciali, ma anche le modalità di comunicazione dei contenuti del proprio lavoro verso l’esterno.

A tenere banco in questi giorni nell’ambiente sono soprattutto le polemiche – spesso qualunquistiche e approssimative – riguardanti la divisione di questo microcosmo in due manifestazioni alternative: Vino vino vino, con i produttori di Vini veri e Renaissance a Cerea [Vr] e Villa Favorita con i produttori di VinNatur a Monticello di Fara [Vi]. In molti [tra di loro diversi vignaioli: avremo presto qualcosa da raccontarvi al proposito] stentano a comprendere le ragioni alla base della divisione e spingono per una riunificazione delle manifestazioni; non tutti, però, riescono a produrre argomentazioni capaci di andare oltre l’ottica della fiera commerciale e a pensare che a tenere separati i due gruppi ci sia qualcosa di più che la smania di protagonismo o un qualche tornaconto personale. Sarebbe forse più utile immaginare una riunificazione basata su contenuti e obiettivi condivisi, alcuni dei quali potrebbero essere quelli raccolti in un documento diffuso due anni fa da Vini veri e Renaissance.

Un caro amico, che di viticoltura ribelle ne sapeva qualcosina e che adesso non c’è più – e chiunque ha potuto accorgersene – mi disse del suo desiderio di rivedere tutti questi vignaioli insieme sotto un tendone, in una manifestazione spogliata dagli orpelli, con il vino di nuovo al centro della scena e i produttori naturali di nuovo nella loro veste di contadini capaci di farsi carico delle proprie responsabilità e delle proprie idee.
La riflessione avrà certamente stimoli, luoghi e tempi per svilupparsi, a patto che ci sia l’interesse a farlo. Però ci piacerebbe se questi vignaioli ribelli [ri]cominciassero da subito a dare profondità alle loro idee e al ruolo di avanguardia che si sono ritagliati in questi anni. Come? Un modo potrebbe essere quello di prendere posizione rispetto a temi «caldi» e fondamentali come quelli del nucleare e della privatizzazione dell’acqua, che a giugno verranno sottoposti a referendum. Ospitare banchetti o momenti informativi nell’ambito delle due manifestazioni, che attirano migliaia di visitatori, sarebbe un modo per offrire un contributo concreto a una battaglia alla quale, ne siamo certi, i produttori naturali non sono indifferenti. Sarebbe poi interessante se i vignaioli naturali decidessero di confrontarsi con il consumo critico, perché l’accorciamento della filiera e dei rapporti commerciali non potrebbe che andare a loro vantaggio nel confronto con la viticoltura industriale.

L’occasione giusta per farsi una chiacchierata con loro su questi argomenti potrebbe essere l’edizione Duemilaundici di Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si svolgerà a Milano nel prossimo week-end. Sarebbe piacevole incontrarli lì, magari nel corso di una delle degustazioni organizzate dagli amici di Officina enoica, che ci racconteranno vini artigianali come l’affascinante Barbera d’Asti La Tranquilla di Carussin, un piemontese al 100 per cento: struttura, complessità e grande bevibilità con un rapporto qualità/prezzo [sorgente] da applausi.

Marco Arturi, tratto da www.carta.org

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Published in: Senza categoria on 24/03/2011 at 12:00 pm  Lascia un commento  

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