A Gianfranco Soldera, un Uomo.

Vorrei scrivere all’uomo Gianfranco Soldera, al vignaiolo e al custode del terreno di Case Basse a Montalcino. Vorrei fermarmi in silenzio su quel viottolino fatto di ghiaia sottile che percorsi con lui qualche anno fa andando verso la cantina, con le vigne alla nostra destra che quasi ci accarezzavano. Vorrei risentire le sue parole e rivedere il suo sorriso mentre mi raccontava di come la terra gli aveva risposto, di come il microclima fosse importante e delle tante specie di insetti e animaletti che erano tornati su quel terreno. Vorrei ascoltare il suo dolce dondolio nel camminare con le mani dietro la schiena, la sua saggezza ferma e statuaria, la voce che gli si rompe nella gola quando parla di sua moglie e del bosco delle rose rare voluto e coltivato da lei. Mi piacerebbe

Gianfranco Soldera

Gianfranco Soldera

risentire quella sensazione di “casa” che Gianfranco sapeva infonderti, cercare il perché dei suoi occhi timidi e ritrovarlo nella totale sottomissione alla terra e alla vigna. Vorrei vederlo che accarezza foglia per foglia, grappolo per grappolo come un padre che si fida, come il crescere di un’esperienza determinante e formante per l’uomo, come un dialogo costante, aperto e sincero con la natura. Desidero sentire i suoi borbottii e i suoi sottomessi dispiaceri quando ad un tratto si raggruppavano e lo facevano trasalire. La sua calma fermezza gli permetteva di dire parole dure contro l’omologazione del vino con il garbo di chi non contempla la rabbia, l’ha sconfitta ed è andato oltre. Vorrei dirgli che il suo è stato e sarà un esempio per chi crede nell’agricoltura vera, nel rispetto del territorio e del vino che può produrre, nell’uomo che non si ferma, che ricerca per le generazioni future. Un esempio per chi s’avvicina alla professione di viticoltore, una traccia e una guida per gli studenti di enologia, una mappatura straordinaria per i ricercatori. In questi giorni di grande dolore per lo scempio perpetuato da ignoti ai danni di Case Basse, mi sento vicino all’uomo e alla sua famiglia, alla sua storia così com’è e come chiunque ha avuto il piacere di conoscerlo, può testimoniare. Vorrei dire a Gianfranco che anche se non ci fosse più una bottiglia del suo Brunello in circolazione, nessuno può né potrà mai cancellare la storia dell’uomo che ha creato tutto questo. Soldera non è più soltanto un vino, è l’uomo che si è fatto spirito della terra, che ha aperto il dialogo e ha saputo interpretare la natura ricevendo da quest’ultima il regalo più bello: l’eternità.

Barbara Brandoli
Published in: Senza categoria on 11/12/2012 at 9:03 pm  Lascia un commento  

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