Gevrey Chambertin Gilles Burguet 2001

IMG00809-20121228-1832Busso alla porta della pietra –
Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro, dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole, a cui nessuno presterà fede.
– Non entrerai – dice la pietra.
– Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza. 
(poesia in incipit tratta da:Conversazione con una pietra di Wislawa Szymborska)

Gevrey Chambertin di Gilles Burguet se dovessi un giorno raccontare di te, sicuramente avrei bisogno di camminare lungo tutta la Cote d’Or a piedi nudi e in religioso silenzio. Ho bisogno di chiedere a qualcuno chi sei e del perché mi arrivi così nobile e sconosciuto e t’insinui in quella piccola  piccola feritoia che assomiglia al  pensiero che ho del mio cuore.  Non sono pronta per questo vino, pur custodito da alcuni anni nella mia cantina, aprendolo mi accorgo di aver fatto un errore. E’ un Pinot nero che a me sembra uno Syrah, sono in difficoltà, decido di lasciarlo respirare nel bicchiere e prendo tempo. Passeggio e leggo, respiro e penso alla Szymborska e alle tante  ragioni quando scrisse questa poesia. Mi chiedo fino a che punto un vino può rappresentare uno spaccato di vita vera, dove finisce l’attesa e inizia la verità? Gilles Burguet gioca con questo vino e non potrebbe essere diversamente. L’annata è 2001 e la sensazione è che sia stato imbottigliato ieri, la freschezza e l’acidità di questo vino sono da considerarsi surreali. E’ Pinot nero? Sì, ma non sembra. E allora ci chiediamo il perché e, nel momento che ce  lo chiediamo, mentre stiamo cavalcando nei labirinti dei nostri pensieri, lui si beffa di noi. Si libera a tratti, si mostra attraverso istanti quasi impercettibili. Si rimane come attoniti di fronte a tanta personalità, al punto che mi sto chiedendo da sola che ci faccio qui? Ed è bellissimo e atroce, è malinconico ed estatico, un pomeriggio dove le foglie secche volano dappertutto a discapito della ragione. Dopo tre ore, riavvicino il naso al bicchiere, ruoto il calice, lo scaldo con le mani. Forse era questo che dovevo fare, forse era come strofinare la lampada di Aladino e attendere il manifestarsi del genio. Gilles Burguet adesso parla. Si è svegliato e si mostra a noi in tutta la sua calendoscopica bellezza. Il naso è ferroso, a tratti mi ricorda la china, l’alcol è possente ma non invadente, cattura i profumi e li restituisce a volte eterei a volte paradossalmente terrosi e fruttati. E poi caffè, sottobosco, funghi. Un cesto di ciliegie rosse mature dentro al quale sono state inserite delle rose rosse porpora, due o tre cioccolatini al cacao fondente legando il tutto con un meraviglioso fiocco di liquerizia. In bocca è di una sincerità disarmante, l’impressione di aver a che fare con un uomo che ha i piedi ben piantati per terra e che, da quella posizione, riesce a mostrarti l’evoluzione degli elementi. E così le braccia si alzano verso il cielo, quasi a volerne supplicare un collegamento, la visione prende forma e la lingua, piano piano, decodifica ciò che la natura e l’uomo sono stati in grado di trasformare da intuizione in materia, da poesia in consapevolezza. E ancora ciliegia matura, caffè, cacao, sottobosco, ferro, chiodi di garofano e roccia nera. Minerale e terroso, a tratti etereo, a tratti rustico. E le braccia sono sempre lì, alte verso il cielo a implorare ancora e ancora visioni, dondolando, mentre i piedi sono nudi e accarezzati dal sottile movimento di un tappeto di muschio sottostante. Dammi ancora. Raccontami ancora, sembra dire questo calice. E in lontananza, a Gevrey Chambertin c’è un uomo che, sorridendo, con il dito ti indica il suo orologio e tu sai che quello è Gilles Burguet che si sta prendendo gioco di te perché il suo vino è libero dall’ossessione del tempo, ha vinto il tempo e si può permettere di essere se stesso… Ma, tu sei ancora lì con il naso all’insù che stai decifrando le sensazioni mentre Burguet sorride perché sa di averti donato un senso, quello del partecipare mentre tu, distrattamente e semplicemente , hai solo creduto di aver posseduto per alcuni istanti quell’ambito perdersi che noi chiamiamo meraviglia.

(barbara brandoli)

 

Gilles Burguet

31 rue de la Croix des Champs

Gevrey Chambertin 21220 France  

Published in: Senza categoria on 29/12/2012 at 12:24 pm  Lascia un commento  

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