Banco d’assaggio di Modena: le emozioni di un successo…

Raccontare in prima persona il grande successo del banco d’assaggio “Una terra, un vitigno, un vino: i cento volti del Barolo” che abbiamo organizzato in collaborazione con Franco Ziliani, mi rende particolarmente felice e orgogliosa di appartenere ad una delegazione così vivace e ben organizzata come Ais Modena. Collaborare con Franco è oltremodo gratificante, sinonimo di alta professionalità e di garanzia nella scelta dei produttori e dei vini in degustazione.E’ così che martedì 2 febbraio, tantissimi appassionati, sommelier, ristoratori, enotecari si sono dati appuntamento all’Hotel Raffaello per degustare ben 120 vini tra cui 80 Barolo provenienti dai vari comuni della denominazione. Abbiamo contato 600 ingressi nell’arco delle 5 ore della manifestazione! La mia città davvero risponde sempre con grande entusiasmo quando si tratta di approfondire la conoscenza di vini d’eccellenza, il pubblico era attentissimo, i produttori si sono tutti adoperati nel raccontare terreni, esposizioni, microclima, con quello spirito allegro e costruttivo di chi ha voglia di trasmettere una parte di sé, del proprio lavoro e di quel meraviglioso territorio che sono le Langhe. Non posso dimenticare l’abbraccio con Milena Vajra e l’assaggio (in compagnia di Franco) del suo meraviglioso Barolo Baudana, la simpatia e la stima che sempre mi riserva Mauro Mascarello con il suo Monprivato che nell’annata 2004 è da incorniciare. Che dire poi di Augusto Capellano che il giorno prima era a Roma ma non è voluto mancare a Modena, vederlo entrare in sala quando non eravamo sicuri arrivasse è stato commovente! Poi Alfio Cavallotto, anche lui arrivava da Monaco ma c’era con il suo Vignolo riserva 2003 che ho degustato per ultimo perchè volevo mi rimanesse la sua dolce carezza sul palato…Poi Livia Fontana, la sua simpatia esplosiva, Matteo Ascheri, una bella e nuova scoperta, da correre a Bra per visitare la sua cantina e riassaggiare tutti i suoi Barolo. Brezza, una garanzia il suo Bricco Sarmassa che si specchia nei sorrisi di Enzo mentre ricordiamo assieme la mia visita nella sua cantina dell’anno scorso.  Belle persone, grandi vini!  Grazie anche al Consorzio del Barolo e Barbaresco che hanno portato a Modena pacchi di grissini torinesi tirati a mano, nocciole, salami e formaggi piemontesi, tutti prodotti buonissimi e di alta qualità. Poi Franco Ziliani, è lui il vero punto di riferimento per chi ama il nebbiolo e il barolo in particolare, lo sanno bene i modenesi che ogni volta lo assalgono tempestandolo di domande, chiedendogli consigli su questo o quel produttore, sulle annate, sulle differenze tra i vari comuni oppure semplicemente mettendolo in imbarazzo con la domanda “qual’è tra questi il tuo barolo preferito?”. Grazie a tutti, ai produttori per le emozioni che sempre ci regalano con la loro passione, grazie a tutto lo staff Ais Modena di cui mi onoro far parte, grazie al nostro meraviglioso delegato Luigi Carnevali perchè ci coordina lasciandoci però divertire, grazie a tutte le persone che sono arrivate da ogni parte d’Italia, e, infine…Grazie a Franco Ziliani, per l’amicizia e per tanto altro. 

Pubblicato in:  on 04/02/2010 at 9:05 pm Lascia un commento

Modena, 30 gennaio: la poesia del Brunate Le Coste ‘99 testimone di un’amicizia vera.

 
 
 
le lampadine fulminate,
il buio, i fantasmi fosforescenti.
Ad occhi chiusi t’incamminerai.
Vivrai sotto i ponti di giorno.
La gente al volo afferrerai.
Chiamerai la luna dai tetti.
Ridurrai in nuvole il fumo.
Tra i gatti sarai solo, come un dio.
 
Avrai poche cose, tra quelle cose
ci sarò io.
 
 (Luigi Nacci)

Nell’iniziare a scrivere questo racconto non so se incominciare dall’uomo o dal vino. Questo è uno di quei rari casi dove è difficile distinguere dove finisce la percezione del benessere legata alla compagnia di un caro amico e dove comincia la poesia di questo capolavoro di Barolo del Citrico Beppe. Oggi è il compleanno di Roberto Giuliani, è di passaggio nelle vicinanze di Modena, un paio di giorni sulle nostre montagne e così si crea l’occasione per incontrarci e pranzare insieme. Conosco Roberto da alcuni anni anche se la distanza geografica ci ha spesso impedito di frequentarci, posso solo dire che l’amicizia che mi lega a lui è sempre stata qualcosa di profondo, un sentimento di stima e di rispetto nei confronti dell’uomo ancor prima che del cronista del vino. Sono quelle piccole o grandi alchimie che uniscono le persone, quel sapere non detto che si traduce nello stare bene insieme, nella sintonia e nei pensieri comuni. Parlare di Roberto non è facile, non perchè lui sia una persona difficile, anzi, proprio perchè è un uomo sincero, diretto e leale che diventa complesso raccontarlo. Noi non siamo più abituati a confrontarci con le persone che non hanno nulla da nascondere a tal punto che quasi ci lasciano disarmati. Per fortuna non è il nostro caso, entrambi amiamo essere chiari e diretti, caratteristica questa che ci fa incontrare dopo mesi e sentirci come se ci fossimo salutati il giorno prima. Immaginando il  nostro incontro e, sapendo che cadeva nel giorno del suo compleanno, non ho potuto far altro che pensare ad un vino da bere insieme, non tanto per festeggiare la ricorrenza, desideravo un vino con la forza della verità, un vino con una storia da raccontare. Ho scelto il Brunate le Coste ‘99 di Beppe Rinaldi che ci ha accompagnato per tutto il pranzo emozionandoci ad ogni sorso, l’evoluzione nel bicchiere si può tranquillamente definire poesia allo stato puro. Ridiamo al primo olfatto perchè il naso nel bicchiere ricorda ad entrambi l’odore della cantina di Beppe, in un attimo ti fa volare a Barolo e quasi ti sembra di percepire la sensazione della nebbia langarola, quel sottobosco e terriccio misto ad umidità che però sai ti porterà ad accarezzare le viole con le mani e a raccogliere le ciliegie a grappoli. Una dolcezza di frutto finale straordinaria sorretta da una freschezza che ti invoglia a versare ancora un altro bicchiere, la potenza e l’eleganza in un matrimonio perfetto. Mi sono persa di nuovo, non so se ho parlato di Roberto o del Brunate le Coste, del cd jazz acquistato insieme, del ragù di bianca modenese sulle tagliatelle o della torta Barozzi con la candelina sopra…Una bella e sana confusione come quelle che ti lasciano addosso le giornate passate in compagnia di una persona speciale. A prestissimo Robby, al prossimo appuntamento ci aspetta il Lambrusco.

 

 Barbara Brandoli.

Pubblicato in:  on 31/01/2010 at 8:15 pm Commenti (2)

Ais Modena con la collaborazione di Franco Ziliani presentano: Una terra, un vitigno, un vino: i cento volti del Barolo.

Martedì 2 Febbraio 2010 presso Hotel Raffaello

Via per Cognento 5  (Modena)L’Associazione Italiana Sommeliers di Modena,

in collaborazione con il giornalista Franco Ziliani                ,  presenta:

“Una terra, un vitigno, un vino: i cento volti del Barolo”  

Banchi degustazione con la presenza dei produttori

Dalle ore 16.00 alle ore 21.00

Evento da non mancare per poter degustare le prestigiose etichette di 33 vignaioli di Langa, più di 130 vini in degustazione presentati personalmente dai produttori che saranno presenti ai banchi d’assaggio. Il giornalista Franco Ziliani         sarà protagonista anche di un approfondimento sul Barolo, il vitigno nebbiolo e i diversi terroir nella sala convegni dell’Hotel Raffaello. All’interno della manifestazione, oltre ai prestigiosi vini, si potranno anche degustare specialità piemontesi, salumi e formaggi gentilmente offerti dal Consorzio del Barolo e Barbaresco. (cliccare sulla locandina per ingrandirla)  Altre info sul nostro sito: http://www.aisemilia.it/cms/page/pagina/1263926341
email: aismodena@libero.it    
Pubblicato in:  on 27/01/2010 at 8:30 pm Lascia un commento

Anteprima Terre di Vite a Modena: amici, produttori,appassionati, curiosi e tanti sorrisi!

E’ stata davvero una bella serata quella di sabato 23 Gennaio presso l’Enoteca Stallo del Pomodoro di Modena. Contenti noi dell’organizzazione per la buona affluenza di pubblico, contenti i produttori e gli appassionati che si sono presentati all’anteprima di Terre di Vite a Modena in Via Emilia Est. Le tre produttrici, Elena Conti (Castello Conti, Boca), Susanna Crociani (Crociani, Vino Nobile di Montepulciano)e Isabella Pelizzatti Perego (Ar.Pe.Pe., Valtellina Superiore) hanno offerto in degustazione i loro vini che presenteranno poi all’evento ufficiale di Terre di Vite al Castello di Levizzano il 27 Febbraio. Ci siamo divertiti, abbiamo riso e scherzato tra un  calice e uno stuzzichino, abbiamo parlato molto, conosciuto persone nuove e condiviso la passione che ci unisce in questo percorso verso il Castello di Levizzano.   

Vino, volti,suoni,  immagini e parole, così come ci piace raccontarci… 

Pubblicato in:  on 26/01/2010 at 12:22 am Lascia un commento

E’ on-line il sito web di Terre di Vite…

www.terredivite.it

Da oggi è on-line la home page del nostro sito web  www.terredivite.it  Non è del tutto completato, il webmaster deve caricare ancora delle pagine, ma abbiamo fatto la scelta di renderlo già visibile. In basso a destra è già attivo
il box per chiedere gli accrediti stampa, valido sia per i giornalisti del settore che per i blogger che si occupano di vino.  Buona navigazione…

Pubblicato in:  on 22/01/2010 at 2:57 am Lascia un commento

Barbara Brandoli
Pubblicato in:  on 18/01/2010 at 10:45 pm Lascia un commento

Un libro di poesie: “DIRE” di Fabio Michieli. Un vino: Nobile di Montepulciano Riserva 2005 di Crociani

                                                                      

Nella mia mano sinistra ho un calice di Vino Nobile di Montepulciano di    Susanna Crociani Riserva 2005, nell’altra, il libro di Poesie “DIRE” di Fabio Michieli. Così, tra una poesia e un sorso, mi accorgo delle tante assonanze, di come questo vino e questo libro abbiano in un certo senso un sottile legame.

Partendo dal titolo “DIRE” si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte a una verità esplicita, un desiderio di tramutare il pensiero in parole attraverso una comunicazione diretta e vera che lascia spiazzati. E’ come se l’autore ponesse una soglia d’attenzione ancor prima di sfogliare  le pagine, un preambolo alle parole che seguiranno, non bugie, non metafore fini a se stesse ma parole vere, frutto di una presa di coscienza e di un vissuto che non lascia spazio ai dubbi.

 Chi conosce Susanna Crociani, non può far altro che testimoniare la verità del suo vivere, la coerenza e la sicurezza delle sue scelte, una donna che si è trovata nel giro di pochi anni a dover gestire da sola tutta la cantina, il vigneto, la produzione, la vendita e l’ha fatto caricandosi sulle spalle tutte le responsabilità, semplicemente perchè era giusto farlo. La scelta si Susanna è stata  determinata da due episodi dolorosi della sua vita ma, la forza di carattere e la consapevolezza di non poter eludere il destino, l’hanno spinta a “fare” ciò che era giusto. Lo stesso consapevole destino che ritrovo nella parola scritta di Fabio Michieli.

 

Tingerò d’amaranto questi versi

perchè tu possa scorgerli lontani

quando la luce imbruna il cielo a sera

E’ evocativo qui Michieli, entra nel registro aulico e lo fa in punta di piedi, con garbo ed eleganza, la terzina risulta essere  un messaggio chiaro d’intenzione, è un gesto tradotto in versi di un’intensità straordinaria. La capacità di creare l’impossibile pur di donare qualcosa di se stesso all’altro, la parola che si fa materia, colore, luce. La consapevolezza di sottostare alle leggi della natura non toglie al poeta la capacità di trovare un’altra via di comunicazione, lo fa usando il colore amaranto (dal greco amarantos che significa “che non appassisce”) rendendo infinita l’azione stessa. 

Il colore del Nobile di Montepulciano Crociani è rosso rubino con sfumature amaranto, condivide con i versi di Michieli l’eleganza e il garbo e la capacità di dialogare in un moto infinito con chi ha la fortuna di degustarlo. Il vino di Susanna si sa donare quando vuole ma, specie in questa riserva 2005, vive di un carattere tutto suo. Pur mantenendo un registro austero, tipico dei vini Crociani, la riserva 2005 ha attinto dal dialogo con la natura quella freschezza dovuta all’andamento climatico dell’annata, il tannino è ancora molto vivace e se potesse parlare definirei la sua voce forte ma nello stesso tempo squillante.

 

al tempo bisognava dare tempo

e nient’altro che tempo-quasi fosse

lì tutto il mistero-desiderio-

quasi fosse lì il tutto già mistero:

ma l’ape che mi ronza sopra al capo

non sa che il polline sul corpo proprio

Qui Michieli rivela la sua parte introspettiva, riesce a mettere dei paletti tra la necessità e l’imponderabile, lancia metaforicamente un interrogativo nello spazio temporale quasi a voler capire, tracciare la rotta, trovare la risposta. Un dialogo metafisico dove il tempo prende corpo e diventa soggetto misterioso, desiderato e sconosciuto, amato e odiato. Michieli riprende coscienza di sé quando si stacca dalla quartina e torna al presente, lo fa lanciando l’accusa più pesante: paragona l’uomo all’insetto e gli toglie automaticamente la capacità di raziocinio. E’ una leggerezza che lascia il segno, la lotta alla sopravvivenza che esalta l’egoismo, è la verità vista da Fabio che si scontra con la delicatezza e con il desiderio di voler credere e sperare in un tempo e in mondo diverso. 

Parlare del Nobile di Montepulciano di Crociani significa parlare del tempo dell’attesa che non è solo quello del vino che sosta nelle grandi botti di rovere ma è quello legato alle stagioni, agli umori, alle persone. Un vino non è mai soltanto vino, è un insieme di situazioni dove il tempo diventa testimone e custode di tutto il processo, dalla vigna alla cantina. Se penso poi alla parte misteriosa del vino, penso a Susanna quando in vinsantaia toglie i tappi di ceralacca ai caratelli del suo Vin Santo, in quel gesto e in quell’attimo si concentra il mistero della scoperta e si riesce a dare il giusto valore all’attesa. Gesti rituali che portano in sé tradizioni antiche con tutto il carico emozionale dato dall’assaggio di un vino così tanto atteso. Per tornare agli insetti, anche la zona di Montepulciano è infestata da tante “api” che sanno solo guardare al polline che hanno sul proprio corpo, Susanna lo sa bene e le tiene a debita distanza. 

 

se è il dolore di me che ti spaventa

non ha colpa la mia poesia:

                                                la vita

a volte si fa nera nell’inchiostro

più del nero che incrosta sulla carta;

ma la luce che filtra dalla grana

dice a me -nel silenzio- tutto il bello 

Ancora classico, ancora aulico il Michieli in questi versi ma con una musicalità e un ritmo di lettura che alleggeriscono il contesto. L’ elogio della parola scritta. Fabio qui rivendica il diritto di scrivere come forma di verità e lo difende ponendo se stesso a testimonianza delle parole, è un gesto d’amore verso la poesia e di consapevolezza verso la vita che non sempre è come noi vorremmo che fosse. La tangibilità delle parole di Fabio mi porta ad escludere l’approccio filosofico, la sua è una scrittura dell’ ”essere”  intrisa di otto-novecento, una parola vera, che taglia come una lama ma che sa farsi sussurro nei passaggi lievi dove la speranza e l’introspezione prendono il posto della realtà. L’architettura poetica di Michieli è salda e priva di tentennamenti, si muove tra il classico e il moderno senza mai eccedere in un senso o nell’altro, un equilibrio stabile giocato sull’essenzialità che s’affianca all’urgenza del DIRE.

 

Poesie tratte da: “DIRE” di Fabio Michieli, Ed. L’Arcolaio, “Codici del Novecento”, 2008.

 Vino degustato: Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2005 Crociani 

Barbara Brandoli

Pubblicato in:  on at 4:08 pm Lascia un commento

Verso Terre di vite: degustazione in anteprima tutta al femminile…

Verso Terre di vite:

Ar.Pe.Pe., Castello Conti e Crociani in degustazione a Modena
Enogastronomia Stallo del Pomodoro
sabato 23 gennaio, ore 17-20  -  Ingresso gratuito
Infoline 338.5474185   059.360119

Comincia con un appuntamento imperdibile per ogni enoappassionato la marcia di avvicinamento a Terre di vite, manifestazione enologico – culturale di rilievo nazionale che approderà al Castello di Levizzano Rangone il 27 febbraio prossimo. Valtellina, alto Piemonte e Montepulciano a confronto attraverso i vini di tre grandi cantine, ognuna magistrale interprete del territorio di riferimento. Storie diverse ma accomunate dalla passione e dalle scelte etiche, che verranno raccontate da Isabella Pelizzatti Perego, Elena Conti e Susanna Crociani, tre donne giovani e determinate che si sono dimostrate capaci di raccogliere eredità “pesanti” con capacità e dedizione. Si tratterà di un viaggio affascinante, dall’austerità dei nebbioli di montagna alle sorprese di quelli dell’alto Piemonte, passando per la purezza che rappresenta il segno distintivo della produzione di Crociani per il sangiovese di Montepulciano. Grandi vini di territorio, grandi storie da raccontare, perché il vino non è mai soltanto vino ma un bene culturale a tutti gli effetti.

Ar.Pe.Pe. Rappresenta il nome di riferimento per l’intera produzione di una zona importante come la Valtellina. I suoi vini, capaci di lunghe evoluzioni, rappresentano un must per la straordinaria complessità che li caratterizza, propria dei grandi nebbioli: profondità, austerità e armonia nel segno della tradizione. Isabella ed Emanuele hanno recentamente raccolto l’eredità del padre Arturo, magistrale interprete del nebbiolo, con risultati eccellenti. Alcune etichette di questa azienda – Rocce Rosse, Vigna Regina, Stella Retica e Buon Consiglio – hanno ormai assunto una valenza quasi mitologica tra gli addetti ai lavori.

Cantine del Castello Conti E’ uno dei nomi di maggiore interesse di una zona che sta emergendo prepotentemente come quella del Boca. Si tratta di un’azienda tutta al femminile i cui vini sono concepiti come sintesi tra le caratteristiche dei nebbioli della zona: forza, austerità, essenzialità, equilibrio. Le sorelle Anna, Elena e Paola sono protagoniste di una vicenda esemplare in quanto a dedizione, testimoniata dal sempre maggiore consenso che si manifesta attorno alle loro produzioni, inequivocabile testimonianza del valore culturale che può essere assunto da una bottiglia di vino.

Crociani E’ il nome di quella Montepulciano che non si arrende alle mode, che è capace di difendere sé stessa dall’omologazione che sta svilendo gran parte delle produzioni del territorio. La storia di Susanna, che ha preso le redini della cantina dopo la recente scomparsa del fratello Giorgio, merita di essere raccontata per l’amore, la passione e il coraggio che la contraddistinguono e che si riflettono nei vini, da un Nobile di Montepulciano di impareggiabile purezza e finezza fino a un Vin Santo che circola tra gli appassionati come una leggenda.

Sede della degustazione, a ingresso libero, sarà  l’Enogastronomia Stallo del Pomodoro in Via Emilia Est 417 (di fianco all’Hotel Fini) sabato 23 Gennaio dalle ore 17 alle 20.    www.stallodelpomodoro.it

Enoteca Stallo del Pomodoro

Pubblicato in:  on 17/01/2010 at 11:31 am Lascia un commento

Vigna Regina ‘99 di Ar.Pe.Pe. : “fammi bere per elezione…”

si sente simulare seta piana
e raso, per il tatto piano: l’odore
quotidiano e la pace con spegnere,
ridere, slegare, sacra: «fammi bere», per
elezione, come a una tazza, e beve.
il simile è in chi ama te,
teneramente: ombra di un’ombra,
a cui è seconda. 

(Massimo Sannelli)

 

Vigna Regina ‘99 di Ar.Pe.Pe. non è un vino, è un velluto rosso da accarezzare. E’ un sogno che s’avvera, è il respiro del vento attraverso la roccia. Non è un caso che ho voluto salutare il 2009 degustandolo. Vigna Regina è un regalo che si fa a se stessi, è davvero un “bere per elezione” come recita Sannelli. E’ l’attesa infinita e grata, l’orizzonte impercettibile all’occhio, è un bouquet di rose rosse appassite con al centro una sola rosa rossa viva, fresca, austera nel suo mostrarsi. E’ una donna di carattere, raffinata, elegante che non ama i riflettori. E’ il sorriso disarmante di Isabella e la precisione metodica di Emanuele. E’ un vino che porta dentro di sé l’orgoglio del padre, un vino che “tramanda” saperi dalla terra all’uomo in un dialogo costante che si fa sinfonia armonica e disegna confini invisibili tra il detto e l’immaginato. E’ un melograno spaccato con le mani, quelle di un bambino che rincorre i semini sul tavolo e li porta alla bocca succhiandone il succo. E’ il tabacco essiccato all’aria, quello che solo mani sapienti possono toccare senza spezzarlo, è un profumo che non riconosci ma che senti appartenerti. E’ la sella di cuoio che vorresti mettere ad un cavallo selvaggio, due pelli che si cercano senza incontrarsi mai. E’ la ridefinizione del tannino: vanno trovate altre parole o forse non vanno dette. E’ l’integrazione totale di tutti i componenti, un’ orchestra perfetta dove nessun componente prevarica l’altro. E’ la pace profonda e silenziosa della roccia, è un rigagnolo d’acqua gelida che scandisce il tempo, le albe, le stagioni. Vigna Regina sono le mani di un padre che accarezza i figli, è un messaggio in bottiglia lasciato per le nuove generazioni. E’ un testamento da rileggere mille volte senza mai essere sicuri di averlo capito bene, è un mantra da recitare a memoria. E’ l’anima decadente che rifiuta il binomio scienza-ragione perchè oscuranti della realtà, Vigna Regina vive e si nutre di misteriosi enigmi come solo chi ha attinto dalla radice dell’immortalità può fare. Una radice che ha vinto la roccia, l’ha rapita e l’ha regalata al sorso. E’ un minerale senza tempo, lo stesso tempo che non vorresti finisse mai mentre fai danzare il vino nel bicchiere,  è il tempo sottratto e scarnificato dei poeti.

 

Vigna Regina ‘99

è una stretta di mano che sancisce amicizia o amore, non importa, basta che sia per sempre.

B.B.

Pubblicato in:  on 06/01/2010 at 12:20 pm Commenti (4)

Pietre colorate: Terra, radici, mani

scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido
(sono queste le voci che mancano a una pietra
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,
sono questi gli accenti
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente
dove la morte è presagio di stagioni,
oracolo dei frutti e del ricordo)
Francesco Marotta

Uno dei regali più belli che ho ricevuto questo Natale è stato l’abbonamento alla rivista “Pietre colorate” frutto del lavoro dell’amico Francesco Orini assieme a  Federico Graziani e Marco Pozzali. “Solo chi è veramente libero fa scelte radicali” recita l’introduzione alla rivista, io aggiungerei “solo chi è veramente libero fa scelte radicali nel rispetto di tutto ciò che lo circonda” perché è questo che si respira tra le pagine di Pietre colorate, un grande rispetto per l’uomo e per la terra, per i sentimenti e per la natura. La rivista è formato giornale, la carta, sì la carta che proviene da disboscamento controllato, è ruvida e spessa, il tatto è il primo senso che parla al lettore come a significare che saranno le mani a condurti nel viaggio interiore dei contenuti, le mani e non la mente. I colori sono solo 4, essenzialità ridotta all’estremo che però trova la giusta dimensione sia nei testi che nelle fotografie di Francesco, sempre suggestive, poetiche, vere! Detto così può sembrare un ossimoro ma poesia e verità è un binomio che ben si associa all’arte di Francesco.

Pietre colorate parla di vino e lo fa attraverso racconti di vita vissuta, esperienze, sogni, amori. Io leggo e mi accorgo che è come se stessi raccogliendo dei piccoli sassi lasciati sul cammino dai tre autori, ti indicano una strada lasciandoti la libertà di cercare ancora, di raccogliere ancora dalla terra senza mai lanciarti una chiave di lettura, una sensazione di non luogo che si fa carta, inchiostro, vita.

Tra i vari articoli, come tessere di un mosaico, trovano il giusto spazio le poesie, bella la scelta di stampa calligrafica, altro segnale di un ritorno alle origini, il pennino che fatica a scorrere sulla carta ruvida traccia solchi di memoria così come l’ aratro che prepara il terreno per una nuova semina.

Si esce dalla pagine di Pietre colorate riappacificati con la natura e con l’essere umano, con un senso di speranza e di sogno che vale ancora la pena di vivere o semplicemente, di farselo raccontare.

B.B.

Pubblicato in:  on 05/01/2010 at 11:47 am Commenti (6)